Il leader dei liberati Christian Lindner (foto LaPresse)

A Roma conviene che i liberali siano al governo con la Merkel

Francesco Galietti

Diversamente avrebbero le mani libere al Bundestag e massacrerebbero l’Italia

Lo stallo delle trattative di coalizione in Germania non ha avuto particolare rilievo nei commenti della stampa italiana. Alla constatazione che il gigante tedesco ha dei granelli di sabbia nei propri possenti ingranaggi si associa poi una certa Schadenfreude, quasi che l’incapacità di chiudere un accordo accomuni Berlino ad altre situazioni politicamente irrisolte del Continente europeo. Eppure soprattutto a Roma gli eventi della politica tedesca meriterebbero attenzione. Ecco perché.  

 

In prima battuta, i mercati osserveranno con crescente ansia gli scenari in cui non vi sia una maggioranza parlamentare assoluta e, al contempo, una difficoltà a colmare il divario che consente di trovare i numeri per governare. Sarà il medesimo scenario che si materializzerà in Italia nella prossima primavera? Nelle grandi capitali finanziarie molti iniziano a crederlo, e aggiungono che le elezioni il prima possibile (marzo) consentono pur sempre di rivotare in estate.

 

In seconda battuta, la prospettiva di un governo di minoranza che non includa i liberali della FDP è oltremodo rischiosa per l’Italia. Ciò in quanto i liberali sono arroccati su posizioni “rigoriste” che vedono il nostro Paese in difficoltà, dai conti pubblici fino alle banche. Esclusi dal governo ma con le mani libere in Parlamento, è facile immaginare che i liberali non perderebbero occasione per attaccare il Belpaese proprio nel momento in cui si ripropongono increspature nel panorama creditizio tricolore. Oltre a CreVal e CariGe, incombono i nuovi stress test che terranno conto dell’esposizione al debito sovrano, senza dimenticare le asset quality review sulle banche di credito cooperativo. Considerato il menù decisamente ricco dei prossimi mesi, sarebbe dunque decisamente meglio se la FDP fosse parte del Governo tedesco, e qui fosse assoggettata a un esercizio di disciplina. Vale, insomma, la stessa logica della battuta pronunciata da Lyndon Johnson quando dovette chiarire le ragioni della riconferma del sulfureo capo dell’FBI, Edgar Hoover: “It's probably better to have him inside the tent pissing out, than outside the tent pissing in (“meglio averlo dentro la tenda che fa pipì all'esterno che averlo fuori che la fa all'interno” ndr)”.