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C'è un problema di “Remembrance poppies” nel Regno Unito

Una volta erano rossi i papaveri che marcano il mese del ricordo dei caduti in guerra. Ora si sono moltiplicati nei colori e ognuno ha iniziato a dare loro significati diversi

12 Novembre 2017 alle 06:15

C'è un problema di “Remembrance poppies” nel Regno Unito

Agli inizi di novembre le strade del Regno Unito si tingono di rosso. Al vermiglio delle foglie autunnali che si accumulano a bordo strada si affiancano i “Remembrance poppies”, i papaveri rossi che marcano il mese del ricordo dei caduti in guerra. Appaiono sui cappotti, sugli abiti, sulle auto, sulle maglie da calcio delle squadre di Premier League. La Football Association è continuamente in polemica con la Fifa che non le permette di applicarli sulle divise delle quattro nazionali. L’ornamento, generalmente di carta o di stoffa, ricopre i monumenti ai caduti cingendo corone floreali o al centro di croci di legno. E’ stato introdotto per la prima volta negli anni Venti in America e si è poi diffuso nell’impero britannico. Al momento la Royal British Legion, un’associazione che raccoglie fondi per i veterani, ha il “monopolio” della produzione e della vendita dei papaveri.

 

Questo simbolo di ricordo con il passare del tempo è stato protagonista di numerose polemiche. L’annus horribilis è stato il 2010: in quell’anno un gruppo di veterani ha scritto una lettera aperta contro l’eccessiva retorica dietro al poppy; alcuni islamisti radicali hanno bruciato i fiori di carta durante una cerimonia di rimembranza e David Cameron si è rifiutato di togliere il suo papavero durante una visita in Cina, dove le autorità locali lo associarono erroneamente alla guerra dell’oppio.

 

Negli ultimi anni il dibattito, se possibile, si è ulteriormente polarizzato. Alla campagna per il “Remembrance poppy” rosso se ne sono affiancate altre, che hanno sfruttato il simbolo attribuendogli significati diversi. Quella più nota riguarda i papaveri bianchi, l’alternativa pacifista che si è originata sempre nel primo dopoguerra e che negli ultimi anni ha visto un crescente supporto. L’impennata di questa versione alternativa è stata causata anche da Margaret Thatcher che nel 1986 criticò la sua diffusione, fomentando i suoi rivali che aderirono in massa alla campagna. Eminenti membri dell’opposizione, da Jeremy Corbyn alla pasionaria dell’SNP Mhairi Black, hanno pubblicamente indossato il “White poppy” nel recente passato. Molti, come lo stesso leader laburista, lo affiancano a quello tradizionale per dribblare le critiche.

 

La produzione e distribuzione dei papaveri bianchi è in mano alla Peace Pledge Union (PPU), un’organizzazione pacifista. Nel corso di quest’anno la PPU è stata accusata di voler “indottrinare” i bambini, in seguito alla creazione di un network di insegnanti che sta cercando di introdurre il White poppy nelle scuole. A lanciare l’accusa il Colonnello Richard Kemp, ex comandante delle truppe britanniche in Afghanistan. Al centro della bufera un pacchetto pensato per le scuole del costo di £ 60, con poster, volantini, libretti e 100 papaveri. Secondo Kemp l’organizzazione utilizzando tale strumento persegue un’agenda di sinistra per fare il lavaggio del cervello agli studenti. La critica è forse esagerata nel merito ma risulta efficace nel sottolineare un approccio comune a molti docenti nell’insegnamento di periodi critici della storia recente. Una tendenza alla semplificazione e alla relativizzazione che trova bilanciamento dall’altro lato in una retorica nazionalista che nel Regno Unito sale a galla ad ogni ricorrenza.

 

Dopo i papaveri bianchi si è diffuso un ulteriore modello “alternativo”. Trattasi della versione in viola, presto sostituita da un altro simbolo. Questo colore raffigura, secondo i promotori, tutti gli animali morti durante il servizio in guerra. Il papavero si è trasformato dopo qualche anno in una spilla a forma di zampa, perché onorare solo una categoria sarebbe alquanto specista. Ecco dunque il nuovo simbolo da appuntarsi alla giacca e indossare tutti i giorni dell’anno per “commemorare tutti gli animali vittime dello sfruttamento umano”.

 

Insomma, ce n’è per tutti i colori e per tutti i gusti, con così tante sfumature che si rischia di dimenticare le campagne fiamminghe arrossate dal fiore e dal sangue dei soldati.

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