L'ex plume di Macron ci svela i dettagli della serie tv che scriverà a Los Angeles

En Marche! diventa fiction americana. Intervista a Quentin Lafay

L'ex plume di Macron ci svela i dettagli della serie tv che scriverà a Los Angeles

Quentin Lafay

Parigi. “Manterrò certamente legami forti con gli amici che ho conosciuto nell’universo politico. Ma vado a vivere a più di novemila chilometri da Parigi, per un tempo indeterminato, e la situazione sarà ben diversa. Tuttavia, se posso aiutare a distanza, continuare a essere utile, portare avanti delle riflessioni o proporre delle cose, lo farò!”. Quentin Lafay, 28 anni, è stato uno dei pilastri del commando di esperti che ha fatto eleggere Emmanuel Macron all’Eliseo, lo scorso maggio. Ma dopo aver prestato la sua plume per i discorsi del presidente francese, ed essere stato scelto come consigliere sui temi legati all’istruzione, le politiche giovanili e la “prospettiva”, è ora pronto a fare i bagagli. Destinazione? Los Angeles, dove parteciperà alla scrittura di una serie televisiva a sfondo politico.

 

“Ho accettato la proposta che mi è arrivata perché ho sempre rivendicato di non voler fare carriera in politica, ma di trovare, un giorno, un lavoro legato alla scrittura, alla fiction o alla letteratura”, dice al Foglio Lafay. La proposta, secondo quanto riportato mercoledì da Paris Match, è arrivata da un produttore americano, che dopo aver letto il suo romanzo, “La Place forte” (Gallimard), storia di un ministro delle Finanze idealista che decide di abbandonare il potere in rottura con il suo presidente, ha deciso di chiamarlo. “A gennaio, entrerò in uno studio di creazione a Los Angeles, dove mi dedicherò, assieme ad autori americani, alla sceneggiatura di una serie internazionale”, racconta l’ormai ex consigliere di Macron. Sui dettagli della serie che verrà dice di non poter svelare nulla, per ora. Ma secondo alcune indiscrezioni, sarà ambientata nell’America di oggi e consacrata alle nuove forme di mobilitazione politica. Il protagonista sarà forse un “Macron americano?”, si chiedono a Parigi.

 

Ci tornano in mente le parole che sempre Lafay ci disse in un’intervista ad aprile, alla vigilia del primo turno presidenziale: “Macron è un grande appassionato di letteratura, e anche la storia che sta vivendo è molto letteraria. Per una finzione o una serie televisiva la sua parabola sarebbe perfetta”. Questo ragazzo di Lione salito a Parigi per frequentare le superscuole dell’élite, Sciences Po e École normale supérieure, prima di entrare nello staff di Marisol Touraine, ex ministra della Salute, poi di quello dello stesso Macron al dicastero dell’Economia, pensava già “da molto tempo”, confessa al Foglio, alla scrittura di una serie televisiva. Non poteva dunque dire di no a questa grande opportunità. “Boss”, dedicata al corrotto e immorale sindaco di Chicago, Tom Kane, e “True Detective”, sono le sue due serie preferite. E chissà se alcuni elementi ritorneranno anche nella sceneggiatura che inizierà a scrivere il prossimo anno.

 

Di certo, l’esperienza di En Marche!, gli sarà utile. “En Marche! illustra molto bene la volontà collettiva di impegnarsi in modo diverso”, dice Lafay, prima di aggiungere: “Ovunque nel mondo, e da una parte all’altra dello scacchiere politico, osserviamo l’emergere di nuove strutture di partito, che abbandonano le esperienze del passato per associare diversamente i cittadini, utilizzare le nuove tecnologie, introdurre la trasparenza nell’organizzazione partitica, e migliorare la gestazione delle proposte. Si tratta di esperienze e di storie che stanno accadendo attorno a noi, e che potrebbe essere interessare raccontare”. E in questa risposta, tra le linee, Lafay sembra proprio dirci che l’esperienza di En Marche!, la storia di questo movimento che sta cambiando la politica francese e europea, potrebbe essere tra i temi, o forse addirittura il tema della serie.

 

Di Quentin Lafay, si è sempre detto un gran bene in seno ad En Marche!. “E’ una pepita”, disse l’economista Jean Pisani-Ferry, di solito avaro di complimenti, durante la campagna elettorale. Lo pensa anche Macron, nonostante il dispiacere di vedere la sua talentuosa plume espatriare nell’America di Trump.

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