La Cina prepara una trappola "plus" per blandire Donald Trump

Comincia la visita di stato a Pechino del presidente, e questa volta l'uomo forte è Xi Jinping. La tenuta del "modello americano"

Eugenio Cau

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8 Novembre 2017 alle 06:02

La Cina prepara una trappola "plus" per blandire Donald Trump

Donald Trump (foto LaPresse)

Roma. Lo scorso maggio, quando Donald Trump visitò l’Arabia saudita, re Salman lo omaggiò con un’accoglienza sfarzosa, mostrando perfino gigantografie del presidente americano per le strade di Riad. Fu ricompensato con un megacontratto di forniture d’armi da 110 miliardi di dollari e dichiarazioni calorose di alleanza. Oggi, all’arrivo di Trump in Cina, il presidente Xi Jinping tenterà più o meno lo stesso schema. Già da una settimana il ministero degli Esteri di Pechino ha fatto girare la voce che a Trump sarà riservata una “visita di stato plus”, con più onori e lusso di chiunque altro, perché di tutte le debolezze di Donald Trump nessuna è più evidente di quella per l’adulazione. Ma stasera, quando il presidente americano si siederà al tavolo con Xi e le due first lady per la prima cena di stato a Pechino, la domanda che tutti si porranno sarà: cosa succede adesso che il presidente americano non è più l’uomo più potente in quella stanza? Questo, si sa, è ciò che ha detto l’Economist in una copertina ormai celebre, ma sono in molti a pensare che, forse per la prima volta dall’inizio delle relazioni tra Stati Uniti e Cina, chi governa a Pechino abbia più margine di manovra e più capitale politico di chi governa a Washington . Specie di questi tempi, quando i consensi di Trump sono ai minimi storici dall’epoca di Truman e invece Xi è appena stato innalzato al rango di nuova semidivinità della leadership cinese nell’ultimo Congresso comunista. “Per la prima volta la Cina non è in una posizione di sudditanza nei confronti dell’America”, ha detto al New York Times Yan Xuetong, professore all’Università Tsinghua. E mentre Xi è al massimo della sua potenza, “Trump rappresenta soltanto se stesso”.

  

In Giappone e Corea il tycoon fa quel che gli riesce meglio: vende

I primi due giorni del presidente americano in Asia si concludono con un importante deal, far comprare armamenti americani a Tokyo e Seul 

 

Il presidente americano ha mandato segnali contrastanti durante i primi giorni del suo tour asiatico. Non ha voluto sull’Air Force One Peter Navarro, il più falco dei suoi consiglieri sulla Cina, e questo è sembrato un segnale distensivo. Ma al tempo stesso le frequenti citazioni di un’area dell’“Indo-Pacifico” che accomuni le democrazie asiatiche alleate degli Stati Uniti pare un colpo al progetto di influenza continentale di Xi. Ma, come al solito, troppa programmazione non giova quando si parla di Donald Trump, e il Wall Street Journal ha raccontato che tutti, alleati e consiglieri, temono che il presidente ubriaco per l’accoglienza imperiale, per l’urgenza della questione nordcoreana e per la sua fama di artista del deal finisca per “fare una nixonata”, e accetti la proposta cinese di creare “un nuovo tipo di relazioni tra grandi potenze”, un G2 in cui Washington e Pechino si spartiscono il mondo tra pari, in attesa che Pechino sia pronta per prenderselo tutto. Si tratterebbe, in pratica, di dare dignità definitiva al “modello cinese” e alla sua esportazione nel resto dell’Asia, cosa che il capo di gabinetto John Kelly sembra aver già riconosciuto in un’intervista a Fox News.

 

La Cina, ha detto Kelly, ha un “sistema di governo che sembra aver funzionato per il popolo cinese”: esattamente ciò che vuole Pechino. Per fortuna, il “modello cinese” sembra ancora lontano dal poter raggiungere quello americano. “Gli Stati Uniti sono stati campioni del modello democratico perché hanno garantito successo economico e prosperità, e lo fanno da settant’anni”, dice al Foglio Damien Ma, fellow e direttore associato del think tank al Paulson Institute. “E mentre la Cina ha avuto un successo eccezionale come mercato emergente, affinché un suo ‘modello’ possa prendere piede deve continuare a dimostrare di avere successo, altrimenti non otterrà grandi risultati”. Insomma, i meriti passati ancora garantiscono al modello americano forza tra gli alleati. Ma questo avviene nonostante Trump.

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  • Libetà o cara

    Libetà o cara

    12 Novembre 2017 - 21:09

    Trump è uso di lusso e e ne ha fatto un "business" procurandone alle "caste al potere" nel mondo! Difficile, ma non impossibile, che sia condizionato dalla accoglienza imperiale a lui riservata dal presidente Xi Junping. Duole che il Foglio limiti i suoi giudizi ai soli bilanci delle entrate cinesi e dimentichi il "resto" della Cina! Duole che il Foglio propagandi il modello cinese dipingendolo positivo! Duole per noi del popolo che mai saremo "casta di potere"! Duole che manchi una illustrazione della politica estera cinese e manchi una illustrazione dell'invito di Trump a riequilibrare la bilancia commerciale Usa-Cina! Duole che manchi un qualche riferimentonto alla due portaerei alla fonda in Korea del sud! Ma non basta un sommergibile a togliere ogni velleità pugnace al dittatorello: il basso, grassottello Kim? Duole che manchi un resoconto dei risultati dell'avventura cinese di Trump ed elegantissima, imperiale signora! Duole che il Foglio non voglia essere completo.

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  • adebenedetti

    09 Novembre 2017 - 00:12

    Caro periodista la tirannia dei mille caratteri mi impedisce di riportare completamente cio` che un suo collega ,intelligente come lei,scrisse su la Repubblica il 30 Giugno 1987. Il suo nome e` Vittorio Zucconi che parlava del fallimento di Reagan e del trionfo del compagno Gorbaciov e della sua popolarita` in Europa che era in contrasto con l`antipatia che l`opinione pubblica aveva verso il presidente americano "Per salvare quel che resta della sua presidenza e conquistarsi un posto nei libri di storia ,Reagan oggi dipende da Gorbaciov e dalla possibilita` di un accordo di disarmo a settembre" Reagan era allora nel libro nero di voi intelligenti. Sappiamo tutti come e` andata ma Zucconi e soci continuano a pontificare .

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  • Giovanni

    08 Novembre 2017 - 18:06

    A dir la verità non è che Obama sia stato tanto più furbo di Trump nei rapporti con la Cina. Non dimentichiamo l'abilità con la quale i cinesi concordarono l'accettazione del protocollo sul riscaldamento globale e come il governo cinese rimproverò aspramente il governo americano in occasione della crisi interna relativa all'innalzamento del debito pubblico americano (la Cina ha in pancia un bel po' del debito americano). Tuttavia quello che mi impressiona di più è l'attuale crisi di valori che gli USA stanno attraversando: una potenza basata sul business ma che sta dimenticandosi di ciò che l'ha fatta grande. E' proprio per questo che vorrei che l'Europa andasse velocemente verso l'unificazione perchè un giorno non lontano potremmo essere soli a resistere contro la pressione economica, finanziaria e perchè no, anche miltare di una potenza da quasi un miliardo e mezzo di persone.

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  • Skybolt

    08 Novembre 2017 - 15:03

    Ma questo Trump, ma come ha fatto a diventare Trump visto che si fa infinocchiare dalla paccottiglia cinese.... forse sarebbe meglio smettere di volere far vedere la propria intelligenza a prescidere. E questi "consiglieri" che si preoccupano... sembra esistano solo nella mente, anzi nella wishful mind degli intelligent a prescindere. A proposito, ma Macron che fine ha fatto nei commenti intelligenti? Tornato nell'irrilevanza francese?

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