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Tariq Ramadan e la rivelazione dell’eminenza grigia: “Sapevamo tutto di lui e delle donne”

E' ora Dalil Boubakeur, “Monsieur Islam”, a dire tutta la verità sul celebre islamologo con cattedra a Oxford, accusato di molestie sessuali da tre donne.

5 Novembre 2017 alle 06:14

Quel che si sa già è che Ramadan è colpevole di molestie islamicamente corrette

Foto di srizki via Flickr

Roma. Bernard Godard lo chiamano “Monsieur islam”. Dal 1987 al 2014 è stato l’uomo da consultare sull’islam al ministero dell’Interno francese. Le maggioranze cambiano, i ministri passano, ma Godard sopravvive a tutti: Jean-Louis Debré, Jean-Pierre Chevènement, Daniel Vaillant, Nicolas Sarkozy, Michèle Alliot-Marie, Brice Hortefeux, Claude Guéant e Manuel Valls. E’ l’uomo chiave nella gestione dell’islam in Francia, l’esperto di tutto ciò che riguarda gli affari musulmani dell’Hexagon in grado di disegnare la mappa in pochi minuti di moschee, imam, rapporti di forza e reti in ogni città. Alla Grande moschea di Parigi, il rettore Dalil Boubakeur avrebbe voluto assumerlo come consulente. Adesso è lui, “Monsieur Islam”, a dire tutta la verità su Tariq Ramadan, il celebre islamologo con cattedra a Oxford, accusato di molestie sessuali da tre donne.

 

Ha cominciato la scrittrice franco-tunisina Henda Ayari, che ha scritto su Facebook: “Sono stata vittima di qualcosa di molto grave anni fa, non ho mai voluto fare il suo nome perché ho ricevuto minacce da parte sua e ho avuto paura. Ha detto che mi meritavo quanto stava succedendo perché non porto il velo. E il mio vestirmi all’occidentale era un modo di provocare il desiderio”. Poi arriva la denuncia di Christelle, una donna disabile, che nel 2009, all’Hotel Hilton di Lione, incontrò Ramadan per una consulenza religiosa. Schiaffi, pugni, fino alla sodomia e al doppio stupro. “Ho urlato di dolore, gridando basta”, ha raccontato la donna. “Mi ha trascinato per tutta la stanza fino alla vasca da bagno, dove mi ha urinato addosso”. Una terza, Yasmina, al Parisien ha rivelato di essere stata molestata da Ramadan nel 2014 e di essere stata ricattata in cambio di favori sessuali. Di “tempesta mediatica” e “calunnie” da parte dei suoi “soliti avversari” parla Ramadan.

 

Adesso Bernard Godard rivela al settimanale l’Obs che negli ambienti ufficiali dell’islam francese si sapeva tutto su Tariq Ramadan: “Che avesse molte amanti, che guardasse i siti, che le ragazze fossero portate all’hotel dopo le conferenze, che le invitasse a spogliarsi, che alcune facessero resistenza, che potesse diventare violento e aggressivo”, ha detto Godard, spiegando però che di “stupri” no, non si parlava. Un libro intitolato “Le double discours: Tariq Ramadan le jour, Tariq Ramadan la nuit”, a firma di Lucia Canovi, ha raccolto testimonianze di decine di donne musulmane che affermano di essere stato abusate da Ramadan.

 

Sul settimanale Marianne, Caroline Fourest, che a Ramadan ha dedicato in passato libri e inchieste giornalistiche, firma l’articolo di copertina sui “complici del tartufo islamista”. Intellettuali, femministe, politici, associazioni. Gli imparentati di lungo corso con il nipote del fondatore dei Fratelli musulmani, i conferenzieri compagni di Tariq Ramadan. Come Edgar Morin, il filosofo con cui Ramadan questo mese ha pubblicato un nuovo libro, “L’Urgence et l’Essentiel”. Come Edwy Plenel, l’ex direttore del Monde oggi patrono di Mediapart, partner dell’islam francese e cacciatore di streghe “islamofobe”. Che nell’ultimo numero della “Revue du crieur”, anziché chiedere alle femministe di castigare Tariq, ha visto bene di far attaccare Elisabeth Badinter, definita “la voce del femminismo bianco”. E’ questa la vera Francia soumise. La tartuferia ideologica fra la gauche e il fratello musulmano.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    05 Novembre 2017 - 12:12

    Non c'era bisogno anche delle notizie sugli stupri di questo viscido personaggio per disprezzarlo. Ma è troppo prezioso per la sinistra filonazislamica.

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  • Mercurio 8

    Mercurio 8

    05 Novembre 2017 - 11:11

    Era ora! Finalmente uno stupratore musulmano, dopo l’ebreo Weinstein, il cristiano brianzolo e i molti indù. Ci manca solo un bonzo buddista dalla virile capigliatura mussoliniana per iniziare a parlare di cose serie: l’origine storica, non genetica, del problema. Se troviamo un preciso momento storico in cui il rapporto uomo-donna è diventato maschio-femmina, poi macho-schiava e infine femminicida-cadavere, potremo iniziare a pensare alle contromisure: a fenomeno culturale, risposta culturale che non è la denuncia “delle donne” che non fa che aggravare il problema. Prima del patriarcato, le cose andavano diversamente. A Temesa, in Calabria, un compagno di Ulisse fu lapidato per avere violentato una ragazza. Sì, proprio quell’Ulisse dell’Odissea, e non lo dice un collettivo femminista ma Strabone, poi ripreso da Pausania: due storici dell’antichità. Allora, 5.000 anni fa, vigeva la Civilizzazione della Donna, e certi scherzi virili ricevevano la risposta che meritavano, senza process

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