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La Catalogna da sola è "junk"

Redazione

Fuori dalla Spagna, il merito di credito regionale è da confini d’Europa

Mentre sui dirigenti secessionisti della Catalogna pende l’arresto preventivo del tribunale di Madrid, il sentimento catalano ondeggia tra la ragione e l’orgoglio di una regione che afferma di essere all’avanguardia economica e sociale della Spagna: anzi, di “mantenerla”. Ma al netto della propaganda quanto vale la Catalogna? Una risposta viene dalle agenzie di rating Standard & Poor’s e Moody’s. E non conferma gli argomenti dell’independencia. Le obbligazioni pubbliche emesse da Barcellona pagano infatti un interesse di 340 punti superiore ai Bonos decennali della Spagna, che danno un ritorno dell’1,5 per cento. I mercati chiedono invece alla Catalogna un ritorno di quasi il 5 per cento, con uno spread di 450 punti rispetto alla Germania. Non distante dai 500 punti richiesti all’Italia nei mesi acuti della crisi del debito sovrano, e benché il debito catalano quotato sui circuiti internazionali sia di soli 5,8 miliardi.

 

Colpa dell’incertezza di questi giorni? Al contrario: a fine 2016 lo spread con Madrid era di 421 punti, e intorno a 400 s’è mantenuto per buona parte dell’anno, calando proprio dopo il commissariamento del governo. La ragione è nel rating: è di B+ per S&P e di Ba3 per Moody, entrambi con outlook negativo. A titolo di paragone il Lazio, non una regione gioiello, ha un rating S&P di BBB, con outlook stabile. Moody’s assegna alla Lombardia Baa1. Già oggi i bond catalani sono, con tutto il rispetto, a un passo dal livello “junk”, spazzatura. Solo la garanzia dell’odiata Spagna lo impedisce. Senza contare che la situazione non è eccelsa: l’aumento delle immatricolazioni auto a ottobre è sotto la media nazionale, le compravendite immobiliari ferme. Figuriamoci con l’indipendenza, senza Europa, senza euro, senza un piano B: altro che Grecia.

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