cerca

Per non perire di Brexit

Stallo nei negoziati con l'Unione europea. Perché è necessario valutare un “periodo addizionale”

13 Ottobre 2017 alle 06:00

Per non perire di Brexit

Il negoziato sulla Brexit, come previsto, è arrivato a un punto di rottura sul conto che il Regno Unito deve pagare per uscire dall’Unione europea. Nel quinto round di trattative tra Londra e Bruxelles, che si è chiuso ieri, “non sono stati fatti grandi progressi”, ha detto il capo negoziatore per l’Unione europea, Michel Barnier. Ma dimenticate i diritti dei cittadini e l’Irlanda. E’ sull’accordo finanziario che c’è “una impasse estremamente preoccupante”, ha spiegato Barnier, annunciando di non essere in grado di raccomandare ai capi di stato e di governo, la settimana prossima, di passare alla seconda fase dei negoziati sul periodo di transizione e le relazioni future, come invece chiede il premier britannico, Theresa May. Il capo negoziatore inglese, il ministro per la Brexit David Davis, ha risposto lanciando un appello ai capi di stato e di governo dell’Ue a 27 affinché allarghino il mandato di Barnier e gli permettano di essere più flessibile su sequenza e contenuti dei negoziati. Fatica sprecata: Barnier avrebbe voluto inviare un segnale di apertura a Londra, ma è stato bloccato da Francia e Germania che insistono per la linea dura. Lo stallo è dunque totale e al Consiglio europeo del 19 e 20 ottobre i leader dei 27 si limiteranno a prenderne atto.

 

Il Regno Unito ha molte colpe per il vicolo cieco in cui si è infilato. La scelta della Brexit è quella democratica e sovrana dei britannici, certo. Ma la May ha sbagliato ad attivare così presto l’articolo 50, senza avere il consenso del paese e nemmeno dei conservatori, su che tipo di Brexit perseguire. Barnier e Davis vivono in mondi separati: il primo con le mani legate dal mandato, il secondo rinchiuso nella tattica. A meno che May non capitoli sul “Brexit bill”, non ci saranno “progressi sufficienti” nemmeno alla prossima scadenza, che è il Consiglio europeo di dicembre. Del resto Davis e Barnier hanno iniziato a parlare di un “no deal”. Il governo ha il dovere di “pianificare tutti gli scenari”, ha detto Davis. “Un mancato accordo sarà un pessimo accordo”, ma “per parte nostra saremo pronti a fronteggiare ogni eventualità”, ha risposto Barnier. In questo contesto, più che del “periodo di transizione” che ha monopolizzato l’attenzione delle ultime settimane, questi negoziati hanno bisogno di un “periodo addizionale”. Mettere l’orgoglio da parte, azzerare i contatori e prolungare le trattative oltre i due anni previsti dall’articolo 50 e che scadranno il 29 marzo 2019 è una cosa ragionevole da valutare per evitare una Brexit catastrofica per tutti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • m.pascucci

    13 Ottobre 2017 - 19:07

    Più che per tutti, la brexit potrebbe essere catastrofica per il Regno Unito. Ma è stata una loro decisione: credo che chi ha votato al referendum avesse la maggiore età e fosse, almeno in teoria, capace di intendere e di volere. Ora, perché allungare i termini? Penso che sia giusto che il Regno Unito paghi le conseguenze delle sue scelte, e, soprattutto, di un antieuropeismo strisciante che ha radici molto lontane. Se poi, come Giovanni ha scritto prima di me, gli inglesi non vorranno pagare i loro debiti si studieranno delle sanzioni opportune. Alla fine, detto con molto cinismo, chi ha il coltello dalla parte del manico? Gli inglesi, o gli altri 27?

    Report

    Rispondi

  • Giovanni

    13 Ottobre 2017 - 09:09

    Be', che i negoziati sarebbero stati difficili e che gli inglesi non ci sarebbero venuti incontro era immaginabile. Voi dite di dilazionare, magari con la speranza che si possa arrivare ad un altro referendum che ribalti la situazione. Può essere ma potrebbe anche essere proprio quello che vogliono gli inglesi per sfibrarci, rallentarci. "Nel lungo periodo saremo tutti morti". Chissà fra tre anni cosa può succedere nel mondo e in Europa. L'UE sarà più unita e solidale o avremo perso qualche altro pezzo e saremo ulteriormente indeboliti e meno forti? No! Meglio rispettare la tabella di marcia prevista. Se L'Inghilterra non vorrà pagare i debiti che ha con noi. applicheremo delle sanzioni commerciali più o meno pesanti. più o meno durature. Tutto qui, senza bizantinismi o machiavelliche ipotesi.

    Report

    Rispondi

Servizi