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Il futuro di Rajoy

Perché il premier spagnolo deve mostrare di avere un piano, e una leadership

3 Ottobre 2017 alle 06:00

Il futuro di Rajoy

Mariano Rajoy (foto LaPresse)

La battaglia dei simboli per Mariano Rajoy, premier di Spagna, è perduta, alcune immagini resteranno indelebili nella memoria del paese e della Catalogna, assieme agli spettri che già abitano la storia spagnola. Si è molto discusso di quel che Rajoy avrebbe potuto – e forse dovuto – fare prima che si tenesse il voto referendario illegale, ma è importante soprattutto quel che farà adesso. Il premier spagnolo guida un governo di minoranza – dopo due tornate elettorali, nel 2015 e nel 2016 – e molti cercheranno di approfittare della crisi catalana per mettere in discussione la sua leadership (già ieri tutti i giornali europei titolavano sulla debolezza di Rajoy).

 

 

 

Cinque giorni prima del referendum, il governo aveva dovuto ritirare la proposta di budget dal voto parlamentare perché i numeri non c’erano: ora l’opposizione sarà ancora più feroce. Rajoy è considerato un leader-tecnico, nonostante faccia politica da sempre, e si sottolineano sempre – con varie sfumature di malizia – il suo grigiore, l’assenza di carisma. Senza guizzi, ma con un pragmatismo invero unico, il premier spagnolo ha traghettato il paese in mezzo e fuori la crisi economica, ha accettato il diktat europeo ed è riuscito a farlo accettare anche agli spagnoli, con risultati sorprendenti e solidi in termini economici. Gli scandali che riguardano il Partito popolare e le dirette tv nei tribunali hanno ammaccato la figura di Rajoy, senza però distruggerla, e anzi i numeri sono dalla sua parte. La questione dell’unità spagnola, che strazia il dibattito politico da decenni, è il test più difficile e complicato – ora dopo il voto ancora di più – ma è anche quello in cui Rajoy può e deve dimostrare di essere, come probabilmente è, più di un amministratore ordinario per il suo paese. Ci vuole un piano per uscire dall’impasse e dal cortocircuito democratico, e ci vuole in fretta. Perché questo referendum non riguarda soltanto la Catalogna né soltanto la Spagna. E non riguarda unicamente il conflitto tra autodeterminazione dei popoli e integrità territoriale degli stati. Soltanto qualche settimana fa Barcellona è stata colpita da un attacco terroristico brutale, cui tutti gli organismi dello stato spagnolo, quelli locali catalani e quelli centrali, hanno saputo far fronte grazie a uno spirito di collaborazione che non si vedeva da anni. E’ una questione di solidarietà e di sicurezza: i cittadini spagnoli sono più forti quando sono insieme, così come sta scoprendo anche l’Europa alle prese con i fuoriusciti inglesi. Rajoy deve ripartire da qui per ricostruire un patrimonio di leadership e credibilità che un po’ è andato perduto.

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