Frauke Petry, leader di Afd (Foto LaPresse)

La Germania dopo Dio

Giulio Meotti

“Cattolici con Merkel dopo la crisi dei rifugiati, ma la scristianizzazione aiuta l’AfD”. Parla Püttmann

Roma. Qualche settimana fa, il superomista Peter Sloterdijk, uno dei più rinomati filosofi tedeschi, ha tirato fuori per le edizioni Suhrkamp il libro “Nach Gott”. Dopo Dio. Un inno alla secolarizzazione per il 500esimo anniversario di Lutero. Una conferma è arrivata dal dibattito in tv dello scorso 3 settembre, quando il moderatore ha chiesto ai candidati alla Cancelleria, Angela Merkel e Martin Schulz, se fossero di recente andati in chiesa. I candidati, sorpresi, hanno risposto di no. Domani, nell’urna, questa indifferenza alla religione, nel paese che ha dato i natali a Benedetto XVI, dove l’ex presidente Joachim Gauck era un pastore protestante e dove le chiese, ricchissime, sono il secondo datore di lavoro, potrebbe avvantaggiare il terzo incomodo. Se il moderatore avesse fatto la stessa domanda a uno dell’AfD, il partito della destra populista, avrebbe avuto una risposta diversa.

 

Il fondatore dell’AfD, Bernd Lucke, ha cinque figli e frequenta ogni giorno la chiesa evangelica riformata. Beatrix von Storch, la dirigente del partito erede del Casato degli Oldenburg, è una devota protestante. E quando non va alle riunioni di partito è facile trovare Frauke Petry, coi suoi quattro figli e l’ex marito ministro protestante, a cantare nel coro della chiesa di Lipsia. L’ultimo numero di Foreign Policy ha definito le elezioni tedesche “una guerra civile cristiana”. Ne parliamo con Andreas Püttmann, il ricercatore della Fondazione Adenauer che ha scritto “Gesellschaft ohne Gott” (La società senza Dio), un libro che ha avuto un grande successo di pubblico e critica. “La religione è agitata come un simbolo culturale, è una questione identitaria”, ci dice Püttmann. “A questa visione attinge l’AfD. C’è poi la visione liberal-centrista del cristianesimo basata sulla dignità della persona, quella della Cdu di Merkel. Le ‘chiese libere’ e i protestanti votano AfD più dei cattolici. L’AfD è forte non a caso nella ex Ddr. Dirò di più, la scristianizzazione è uno dei motivi del successo dell’AfD. E’ uno choc culturale di cui ha beneficiato il nazionalismo”.

  

Se l’AfD rivendica una piattaforma cristiana identitaria, la Cdu a malapena ne parla. “Angela Merkel è stata molto criticata dalla chiesa cattolica tedesca quando nel 2009 attaccò Papa Benedetto”, continua al Foglio Andreas Püttmann. “Ma da allora, lei che pure è luterana, si è riavvicinata alla chiesa con la crisi dei rifugiati. Martin Schulz e la Spd hanno una vaga concezione benigna del cristianesimo, come il presidente tedesco, il protestante Steinmeier. Liberali, Verdi e Linke sono molto critici. La scristianizzazione della Germania ha creato un vacuum, un vuoto. Solo il 10 per cento dei giovani dell’est sono oggi cristiani. Nella terra di Lutero, il cristianesimo è in gravissima crisi”. Il Guardian ha definito l’ex Ddr “il luogo più ateo al mondo”.
La Frankfurter Allgemeine Zeitung, giocando col nome del partito, ha dedicato un dossier alla “Alternative für Christus”. Si racconta che “nelle elezioni al Bundestag nel 2013, l’AfD non aveva gli elettori religiosi, altrimenti avrebbe superato con successo l’ostacolo del cinque per cento”. A Erfurt, la Turingia patria di Lutero, i due capi dell’AfD, Stephan Brandner e Wiebke Muhsal, sono due avvocati cattolici. Ulrich Neymeyr, il vescovo di Erfurt, ha spento le luci della cattedrale quando l’AfD ha tenuto un comizio di fronte alla chiesa. L’AfD ricambia il favore, attaccando soprattutto il presidente della Conferenza episcopale tedesca, il cardinale Reinhard Marx. A Wuppertal c’è un presbitero per l’AfD, una “sorpresa colossale” per Manfred Rekowski, presidente della chiesa evangelica della Renania. Nella parte orientale della Germania, dove l’opera di ateizzazione sotto la Ddr è stata mostruosa, è in corso la demolizione di tante chiese. “Il dibattito oggi in Germania sul cristianesimo è dominato dalla destra sulla questione islamica” conclude Püttmann al Foglio. “C’è stata senza dubbio una perdita del dibattito sul cristianesimo nella società tedesca. Ma la Germania resta in maggioranza legata a una visione centrista del cristianesimo, lontana dai toni dell’AfD”.

  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.