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Kalashnikov non è solo un fucile

A Mosca hanno dedicato una statua al celebre inventore di armi che ha fatto del suo cognome un brand. Ma in Russia è anche il marchio di una vodka e di una linea di vestiti da uomo

20 Settembre 2017 alle 18:35

Kalashnikov non è solo un fucile

Foto LaPresse

Se c’è un popolo che ama la sua storia è il popolo russo. Più i russi vanno avanti nel tempo, più trovano fatti o personaggi del loro passato da celebrare. Così ieri, al centro di Mosca, è stata inaugurata la statua di Michail Kalashnikov, l’uomo che ha creato “l’arma per difendere la madrepatria”. Giacca militare, zigomi alti e in mano un AK-47, l’Avtomat Kalashnikov 1947, il fucile d’assalto che compare in ben quattro bandiere nazionali, inclusa quella di Hezbollah, e il più diffuso tra gli eserciti e tra le armi di contrabbando, un vero marchio culturale russo.

  

Michail Kalashnikov è morto qualche anno fa, nel 2013 all’età di 94 anni, aveva iniziato come autodidatta, era figlio di contadini, non aveva studiato all’università ma aveva imparato qualche rudimento di meccanica mentre lavorava in un deposito ferroviario in Siberia. Poi iniziò a lavorare per l’Istituto aeronautico di Mosca e lì progettò il meccanismo per i carri armati che consente di contare i colpi sparati. Così, nel 1947, ideò il suo famoso di fucile d’assalto.  

 

 

 

I russi in fatto di armi sono sempre stati bravi, basti pensare alla bomba Molotov, che però non porta il nome del suo inventore, rimasto ignoto, bensì del ministro degli Esteri che ne dispose l’utilizzo durante la Seconda guerra mondiale. Ma il kalashnikov – Goran Bregović gli ha anche dedicato una canzone – è qualcosa di più. Innanzitutto è ormai una marca produttrice di armi, la più grande in Russia, poi è il nome di una famosa mossa di scacchi. Ma non solo.

  

Il primo a voler fare altro con il brand Kalashnikov è stato proprio Michail che, ormai in là con gli anni, si stancò di essere ricordato come un inventore di armi e decise di iniziare a produrre vodka. Nel 2004, con il motto “si beve in compagnia di amici e di belle donne”, mise sul mercato la Vodka Kalashnikov, distillata a San Pietroburgo e imbottigliata in un contenitore di vetro a forma di AK-47.

L’alcolico ebbe un gran successo, soprattutto all’estero, forse anche perché, come testimonial d’eccezione aveva lo stesso Michail, ormai in pensione. La storia del brand Kalashnikov non finisce qui. Nel 2015, il celebre marchio di armi decise di lanciare una linea di abiti maschili. La prima collezione che ha avuto un gran seguito in Russia, proponeva magliette, felpe e pantaloni dai colori mimetici che celebravano le grandi vittorie dell’esercito russo. Per anni, l’inventore dell’omonimo fucile è stato accusato di essere un assassino, di avere causato stragi in giro per il mondo, ma lui ha sempre risposto di non sentirsi in colpa e in una delle sue ultime interviste ha ammesso: “Certo, non mi fa piacere vedere che ogni sorta di criminale usi le mie armi, io le ho costruite per proteggere la nostra società”.

  

E così la quella società russa lo ha ringraziato, con quasi otto metri in marmo scuro pieni di orgoglio nazionale. Da ieri, Michail Kalashnikov con in mano il suo fucile svetta tra le strade del centro di Mosca, insieme a Pietro il grande, a Pushkin, a Lermontov e a Gagarin.

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