L'altra guerra da vincere dopo l'11/9

E’ quella ideologica contro l’islam radicale. I droni non bastano

11 Settembre 2017 alle 20:02

L'altra guerra da vincere dopo l'11/9

Le Forze democratiche siriane mostrano uno stemma dell'Isis a Raqqa (foto LaPresse)

Si combatte ancora molto in Afghanistan, ma il jihad non ha più le basi del Mullah Omar da cui lanciare attacchi ai grattacieli occidentali. Osama bin Laden è stato ucciso. La coalizione occidentale sta chiudendo il cerchio attorno a Raqqa, la capitale dello Stato islamico, e presto prenderanno (speriamo) anche il Califfo. E in Europa, l’antiterrorismo sgomina di continuo nuove cellule jihadiste. Il bilancio sul terreno della guerra contro il jihad internazionale dopo l’11 settembre è tutto sommato positivo.

 

Il “bottino” umano del jihad è meno roseo: 6.928 i soldati americani uccisi e 170 mila le persone assassinate in 73 mila attacchi terroristici nel mondo. L’anno scorso, più di 25 mila persone sono state uccise in 11 mila attacchi terroristici in 104 paesi. Confrontiamoli con i settemila morti in meno di duemila attacchi nel 2001 (con quasi la metà di quelle morti in un solo giorno) ed è chiaro che la minaccia dal terrorismo è cresciuta nonostante i molti sforzi. Perché la vera battaglia che dobbiamo ancora vincere è quella ideologica. Lì, l’islam radicale va ancora forte. “La strategia dominante dall’11 settembre a oggi, concentrandosi solo sulla violenza islamista, non ha funzionato”, ha scritto Ayaan Hirsi Ali. “Concentrandosi sugli atti di violenza, abbiamo ignorato l’ideologia che giustifica, promuove, celebra, e incoraggia la violenza”. Le cellule islamiste non arretrano, da Birmingham in Inghilterra a Bamyan in Afghanistan. Prima dell’11 settembre, il terrorismo era confinato al Perù, alla Spagna dell’Eta e all’Irlanda del nord. Oggi la guerra contro il terrore ha cambiato il paesaggio di quasi tutte le grandi città europee. Peggy Noonan di recente ha scritto sul WSJ: “Si dice che nel mondo ci sono 1,6 miliardi di musulmani.

 

Supponiamo che solo il 10 per cento di 1,6 miliardi nutra malcontento verso ‘l’occidente’ o desideri eliminare gli infedeli oppure speri di ristabilire il califfato. Questo 10 per cento corrisponde a 160 milioni di persone. Ipotizziamo che di questo gruppo solo il 10 per cento sarebbe favorevole al jihad, ossia 16 milioni di persone. Presumiamo che di questi 16 milioni solo il 10 percento lo pensi davvero e diventerebbe jihadista o aiuterebbe la causa. Si tratta di 1,6 milioni”. Prima dell’11 settembre non c’erano così tanti islamici radicali. E’ quella, come ha scritto Hirsi Ali, la vera guerra che ora dobbiamo vincere.

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