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Il tentativo (grottesco) di riscrivere la storia abbattendo una statua

Dopo i terribili fatti di Charlottesville n America vengono rimossi i monumenti dedicati a politici e generali e confederati. Ma ciò che è accaduto un secolo e mezzo fa è molto più complicato di così

17 Agosto 2017 alle 16:51

Il tentativo (grottesco) di riscrivere la storia abbattendo una statua

foto LaPresse

E’ triste vedere come la storia e la cultura della nostra nazione vengano distrutte dalla rimozione di bellissime statue e monumenti”, ha tuittato ieri Trump dopo la rimozione di decine di statue dedicate ai politici e ai generali confederati, decisa da molte città a seguito dei terribili fatti di Charlottesville. E’ più complicato di come la mette Trump. La decisione di abbattere una statua dedicata a un giudice che segregò gli afroamericani, come nel caso di Roger Taney, è comprensibile nel clima incandescente che si respira oggi in America. Specie quando i suprematisti bianchi imbracciano quei simboli come un’arma politica. Ci sono statue che possono benissimo finire in un deposito o che potrebbero essere accompagnate da una didascalia esplicativa del loro significato. Diversa è la storia di quelle statue installate oltre un secolo fa, durante la grande elaborazione del lutto nazionale seguito alla Guerra civile americana. Sradicarle in un momento di divisione interna del paese non fa che accrescere quella divisione, anziché lenirla. Inoltre, e il quesito non vale solo per l’America, chi stabilisce la linea rossa morale per cui una statua si salva dal giudizio ex post della storia? Perché non abbattere le storiche residenze dei presidenti George Washington e Thomas Jefferson a Mount Vernon e a Monticello, visto che anche loro erano proprietari di schiavi e non supererebbero oggi il test sulla “diversity” in vigore nella Silicon Valley? La storia, specie quella che risale a un secolo e mezzo fa, è molto complicata. Riscriverla, metterci al suo posto una versione addolcita, disinfettata, è non soltanto un po’ grottesco, ma anche pericoloso.

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Commenti all'articolo

  • mauro

    21 Agosto 2017 - 09:09

    Sì, ma quello incontestabilmente migliore, dati i tempi, quale potrebbe essere? Madre Teresa di Calcutta, Nelson Mandela, il monumento al profugo sul gommone?

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    18 Agosto 2017 - 23:11

    Il confronto-scontro tra diverse culture di popoli e non solo, ma anche tra storie passate e il presente delle medesime culture, ci fa assistere ad un generale revisionismo non sempre giustificabile, se non legittimato dalla pressante ricerca di una IDENTITA' in cui potersi riconoscere. Gli accadimenti sono sempre logiche conseguenze di premesse di fatto e sono fatti, prima che opinioni, perciò più che giudicarli rischiando di dire parole vane, si dovrebbe cercare di capirne il perché. Al limite un monumento si può anche abbattere, ma solo a condizione di poterne erigere un altro sicuramente e incontestabilmente migliore.

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  • luigi.desa

    18 Agosto 2017 - 15:03

    Chi sono questi distruttori del passato ? Certo che non i destronzi, i primatisti bianchi. Sono gli attivisti di Bob Sanders, i quali attraverso la distruzione del passato quella che Trump chiama Great America ,per intenderci l'America della frontiera ,di Alamo ,di Gettysgurg ,di Lee che si arrende e Grant lo incontra e gli stringe la mano non per cortesia militare ma perchè la guerra è finita, vogliono portare il comunismo in America.Già Washington e i suoi immediati successori raccomandarono ai loro cittadini di stare lontani dai radicali europei ( i giacobini) che pendente la rivoluzione franzè erano corsi in America a portare la buona novella. L'America è parsa ,fino ad oggi ,insensibile al suono dei pifferi marx-mao-leninisti ,ma ha abbassato la guardia ,posta l'invasione di intellettuali e giornalisti comunisti europei ( moltissimi gli italiani ora cittadini Usa) che dal 1945 hanno invaso gli Usa. La grande battaglia di libertà del senatore Joseph Maccarty è stata vana.

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