La mossa a sorpresa di Kasparov: "l'orco di Baku" torna a giocare a scacchi

Luca Gambardella

Maestro indiscusso, innovatore, vulcanico oppositore di Putin e di Trump. A 12 anni dal ritiro, l'azero "dai cento occhi" gareggia a Saint-Louis

La leggenda degli scacchi, Garry Kasparov, torna a gareggiare a distanza di oltre12 anni dalla sua ultima partita. L'"orco di Baku", come è soprannominato il 54enne azero, ha deciso di abbandonare – "solo per il momento", dice lui – l'impegno politico anti-establishment per riprendere in mano i pezzi, nell'attività che lo ha reso celebre, il più grande di tutti, e che lui stesso ha innovato, trasformandola in una disciplina più moderna.

 

Lo farà questa settimana negli Stati Uniti, al torneo internazionale "Rapid and Blitz" di Saint-Louis. Certo, le cose sono molto cambiate dall'ultima volta che Kasparov ha partecipato a una sfida davanti a una scacchiera, ma il ritorno alle gare ufficiali del maestro ha già attirato la curiosità di mezzo mondo, come ai vecchi tempi, quando i suoi match avvincenti e spesso interminabili erano trasmessi in diretta tv, prima e dopo la caduta del Muro di Berlino. Era il 2005, quando il maestro azero decise di abbandonare lo sport che aveva contribuito a rivoluzionare con 20 anni fatti di trionfi.

 

 

Nel 1984 era stato il campione del mondo più giovane di sempre, sorpassando il rivale storico, Anatoly Karpov. Figlio di un ebreo e di un'armena, nato in una Repubblica sovietica, il ribelle Kasparov incarnava l'opposto esatto del più flemmatico Karpov, emanazione dell'autorità sovietica del Cremlino, che faceva degli scacchisti gli sponsor itineranti del potere di Mosca.

 

Per 15 anni Kasparov restò re del mondo, "il mostro dai cento occhi" lo chiamavano, per via della sua abilità nel non perdere di vista nemmeno un millimetro della scacchiera per ore e ore. La sua voglia di vincere, di battersi su ogni mossa contro l'avversario, si mescolava con il carattere teatrale, animato, viscerale, capace di incutere un timore reverenziale negli avversari (da qui il soprannome di ''orco di Baku"). Fu il primo ad attirare sponsor importanti, a rendere celebre lo sport degli scacchi, a costringere tutti a schierarsi con lui o contro. Fu anche il primo ad allenarsi con l'aiuto della tecnologia. E poi a sfidare una macchina, Deep Blue, e a perdere – era l'11 maggio 1997 – alla sesta sfida col computer. Proprio lui, che aveva promesso con la consueta prosopopea che mai un ammasso di ferraglia lo avrebbe battuto.

 

La sconfitta contro la macchina, seguita da quella nel 2000 contro Vladimir Kramnik, era il preludio del suo ritiro e dell'inizio di un nuovo capitolo della sua vita, quello dell'ingresso in politica. Rivale di Vladimir Putin – che più volte ha definito apertamente un dittatore – si candidò alle presidenziali del 2013, perse e fuggì negli Stati Uniti per paura della sua incolumità. Ciò nonostante restò un attivista che, dice lui, si ispira a Ronald Reagan mentre definisce Donald Trump "la peggiore scelta che gli americani potessero fare". Anche perché – aggiunge – è sponsorizzato da Putin. Il suo carattere controverso, diretto e poco incline ai compromessi ne ha penalizzato la carriera politica. Kasparov non è nemmeno riuscito a diventare presidente della Federazione internazionale degli scacchi: gli viene preferito uno come Kiran Ilioumjinov che, più che per le sue capacità da scacchista, è celebre per avere detto di essere stato rapito dagli extraterrestri. Ora, con una delle sue mosse a sorpresa, Kasparov prova a riavvolgere il nastro per sfidare il tempo: nel torneo di Saint-Louis ci sarà anche colui che viene considerato il suo erede, Sergei Kariakine. "E' un sogno che si realizza, affrontare uno dei più grandi giocatori della storia", ha detto il 27enne. "Sa ancora muovere i pezzi", ha commentato con un velo di ironia lo scacchista francese Maxime Vachier-Lagrave. Tra la reverenza, quella dovuta per il ritorno in campo del maestro, e la sottile denigrazione per il vecchietto che non si rassegna a fare dell'altro, Kasparov si schernisce: "Non sarebbe realista pensare di ritrovare le facoltà che avevo un tempo, sarebbe assurdo come pensare di ritrovarmi i capelli in testa". Lui insiste che il suo ritorno alle gare resta una semplice parentesi di cinque giorni. Ma nella sua mente, Kasparov sta probabilmente pensando a come reinventare il gioco degli scacchi. Ancora una volta.

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it