Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis (foto LaPresse)

Quegli stracci tra Tsipras e Varoufakis che hanno (un po') salvato la Grecia

Maurizio Stefanini

Libri, interviste, registrazioni per un'alleanza andata male

Roma. “Il peggio ce lo siamo chiaramente lasciato alle spalle”, dice il premier greco Alexis Tsipras. “Non grazie a lui. Quando l’ho conosciuto nel 2011 era talmente terra terra dal punto di vista intellettuale e parlava un inglese talmente pessimo che ho dovuto raccomandargli di prendere ripetizioni e dargli io stesso qualche lezione”, dice l’ex ministro dell’Economia greco (del governo Tsipras), Yanis Varoufakis. “Sicuramente ho fatto errori, grandi errori. Per esempio, certa gente che ho messo in posti chiave”, dice Tsipras. “Alexis è un ipocrita e un incoerente”, dice Varoufakis. “Yanis è un egoista, ma gli auguro che il suo libro venda bene”, dice Tsipras.

 

 

Nel 2015, quando Syriza vinse le elezioni in una Grecia sull’orlo della catastrofe, Tsipras e Varoufakis divennero per qualche mese gli idoli della sinistra europea o mondiale: giovani, belli, alternativi e radicali. Ma poi Tsipras, dopo aver sfidato l’establishment europeo si piegò al pragmatismo, e Varoufakis lo piantò in asso. Da allora Tsipras si è dato da fare per rimettere a posto la Grecia, e qualche risultato lo si sta vedendo. “Il peggio ce lo siamo chiaramente lasciato alle spalle” è il titolo di un’intervista che ha rilasciato al Guardian di recente, mentre la Grecia si apprestava a tornare sul mercato dei bond per la prima volta dal 2014 con un’offerta che è andata più che bene: 3 miliardi di titoli a scadenza quinquennale collocati con un rendimento del 4,62 per cento a fronte di richieste per 6,5 miliardi. Standard and Poor’s ha subito rivisto l’outlook da negativo a positivo, come d’altronde aveva già fatto Moody’s. Il turismo sta conoscendo un boom, la produzione industriale cresce a ritmi del 5 per cento l’anno, nel primo trimestre del 2017 anche il pil è tornato a crescere – dello 0,4 per cento rispetto al -1,2 di dicembre – e ad aprile anche il tasso di disoccupazione è sceso al l 21,7: ancora alto, ma ridimensionato rispetto al 27 per cento del 2013. Anche la realizzazione di infrastratture è ripartita: proprio oggi il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Christos Spirtzis inaugura il tratto che completa l’autostrada Atene-Giannina, e sono attese quattro offerte nella gara per l’ampliamento della metropolitana di Atene.

 

Ma mentre Tsipras si armava di pragmatismo, Varoufakis era occupato a far crescere se non il proprio conto in banca certamente la propria fama: di conferenza in conferenza e di libro in libro. L’ultimissimo si intitola “Adults in the Room. My Battle with Europe’s Deep Establishment”, ed è basato anche sulle registrazioni che ha fatto durante i vertici europei. E’ lì che appunto ripeteva le già citate rivelazioni sulla pochezza intellettuale e linguistica dell’ex-sodale. Il libro è già stato pubblicato in inglese, l’edizione greca è prevista per la prossima settimana, ma Varoufakis ha avuto la malignità di farla anticipare da un assaggio della versione inglese che nelle librerie elleniche è stato esaurito quasi subito, e che è stato fatto uscire proprio in concomitanza con il collocamento del bond. Tsipras ha subito risposto con un’intervista al vetriolo sul Guardian, quotidiano di riferimento per il progressismo mondiale. Varoufakis ha risposto con un’altra intervista sempre sul Guardian, e la diatriba si è poi trasferita su media e tv greche, dove ora imperversa.

 

Il punto chiave dell’offensiva di Varoufakis, però, si sta rivelando un autogol. Per sottolineare quella che secondo lui è la vigliaccheria di Tsipras, infatti, l’economista ha spiegato diffusamente il “piano B” da lui escogitato per permettere alla Grecia di uscire dall’euro, adottando una moneta alternativa. “Mi ha ignorato completamente!”. “E meno male che l’ho ignorato!”, è il tono della risposta di Tsipras. “Yanis era bravissimo quando si trattava di scontrarsi con la Ue. Ma il suo piano B per il post referendum con una moneta parallela era talmente vago che neanche lo abbiamo discusso”. Conferma, ma al vetriolo. “Era un piano semplicemente fragile e inefficace”. “Ah sì?”, è stata la controrisposta. “Però questo piano lo conosceva bene perché glielo avevo presentato prima delle elezioni del 2015, e faceva parte del programma di governo”. Nelle tv greche, dove in questi giorni è particolarmente assiduo, Varoufakis insiste: “Ho le prove di quello che dico!”. Avrà registrato anche Tsipras?

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