cerca

Cosa unisce Palmira e Ariana Grande

Dopo l'attentato di Manchester, Steyn On line analizza l’odio islamista per la cultura non islamica  

5 Giugno 2017 alle 19:36

Cosa unisce Palmira e Ariana Grande

Ariana Grande (foto LaPresse)

Dicono tutti la stessa cosa. Il terrorismo vuole seminare “divisione” in Inghilterra. Lo dicono Richard Leese, leader del Manchester City Council; Amber Rudd, Home Secretary del Regno Unito; Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea; lo dice tutta la stampa inglese. “Quando la morte percorre la terra, non commettere errori: può sembrare un arbusto, ma è davvero un seminatore triste” scrive Mark Steyn, giornalista e scrittore canadese.

 

Le bunny ears di Ariana Grande e l'inutile corsa a loghizzare ogni tragedia

Dopo la strage di Manchester sui social compare il simbolo creato ad hoc per testimoniare il lutto. Ma non è che amplificando il dolore si rischia di fare il gioco dei jihadisti?

 

“Il Soldato di Allah di Manchester ha vissuto tutta la sua vita dall’altra parte di quella divisione non riconosciuta. Così anche la sua famiglia, e un gran numero del suo cerchio sociale. La Gran Bretagna è ‘divisa’, forse fatalmente. Non è tanto il numero relativamente piccolo di attentatori suicidi, ma il gruppo di sostegno di famiglie e amici - il papà che lavora alla moschea in attesa del suo ritorno al campo di battaglia, la sorella che si congratula con l’ingresso in Paradiso, i compagni di scuola della sorella che diventano spose dell’Isis, il fabbricatore di bombe che vive lungo la strada, gli amici e la famiglia che chiudono un occhio su tutto. E’ l’ampia zona di comfort dei musulmani ‘britannici’ che sostengono l’obiettivo finale di Salman Abedi - uno stato islamico in cui una volta c’era l’Inghilterra – e che per la maggior parte vivono la loro vita quotidiana come se fosse già qui. Sto leggendo l’elegante e amara monografia di Paul Veyne su Palmyra. Secondo Veyne, Palmyra era, insieme a Pompei ed Efeso, uno dei tre maggiori luoghi sopravvissuti del mondo antico – fino a che l’Isis non lo ha abbattuto e ha decapitato il suo curatore Khaled al-Asaad. Perché? Quale minaccia potrebbero portare le rovine di Palmyra all’egemonia islamica? Scrive il professor Veyne: ‘Perché, nell’agosto del 2015, l’Isis ha avuto bisogno di far saltare in aria e distruggere il tempio di Baalshamin? Perché era un tempio dove i pagani prima dell’Islam venivano ad adorare idoli mendaci? No, perché quel monumento è stato venerato dagli occidentali contemporanei, la cui cultura comprende un amore educato per i ‘monumenti storici’ e una grande curiosità per le credenze di altre persone. E gli islamisti vogliono dimostrare che i musulmani hanno una cultura diversa dalla nostra, una cultura che è unica secondo loro. Hanno sparato a quel tempio a Palmyra e hanno saccheggiato diversi siti archeologici nel vicino oriente per dimostrare che sono diversi da noi e che non rispettano quelli che ammirano la cultura occidentale’. Questo è vero. Ma vorrei andare oltre. Come disse George Orwell, chi controlla il passato controlla il futuro. Isis e Boko Haram e i Talebani sopprimono il passato per eliminare qualsiasi possibilità di futuro diverso dal loro. Smaschererebbero tutte le prove del passato preislamico in modo che non rimanga nemmeno il senso più debole di alcuna alternativa a loro. Questo è stato il progetto di Salman Abedi a Manchester. Deve cadere tutto: Palmyra e Ariana Grande. E poi, attraverso una vasta terra desolata, potremo finalmente avere una società interamente senza ‘divisione’”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi