Le violenze sui civili dell'esercito iracheno, raccontate da un fotografo

Torture, stupri, omicidi. Ali Arkady pubblica sullo Spiegel un reportage sui crimini commessi dai soldati sciiti in lotta contro il Califfato in Iraq
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18 AUG 20
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In un reportage pubblicato sulla rivista tedesca di giornalismo investigativo Der Spiegel, Ali Arkady, fotografo e documentarista iracheno, ha riferito che le forze di sicurezza che stanno combattendo contro lo Stato islamico nel paese avrebbero arrestato in modo arbitrario, torturato, stuprato e ucciso alcuni civili “per blandi sospetti di appartenere all’Isis o anche senza nessun sospetto”. Il giornalista, che ha iniziato a collaborare con lo Spiegel nel 2011, è ben informato su che cosa sta accadendo nel suo paese di origine e ha molti contatti e documenti che gli hanno permesso di raccontare in modo approfondito i vari conflitti dell'Iraq, sin dal 2006. La rivista tedesca, che secondo l’Economist è una delle più influenti a livello europeo e ha avuto ruoli chiave nella scoperta di numerosi scandali politici, ha pubblicato – nel numero 21 in edicola questa settimana – il racconto di Arkady.
Nel maggio 2016, il giornalista è stato nella città di Toozkhurmat, a sud di Kirkuk, al seguito della Divisione di reazione rapida (Emergency Response Division, Erd) che oggi sta combattendo, insieme ad altre unità, contro lo Stato islamico a Mosul. Il reporter ha seguito una campagna di sgombero forzato ad opera delle milizie sciite. Già a quel tempo si diceva che fino a un migliaio di civili sunniti fossero scomparsi nella sola area di Toozkhurmat. Persone fuggite da altre province irachene hanno raccontato di rapimenti, ma sinora non c’erano prove oltre alle parole dei testimoni. Ali Arkady ha ora svelato l'identità di alcuni soldati dell’Erd e della polizia irachena che avrebbero commesso crimini, fotografati e filmati dal giornalista. Le sue descrizioni sono in contrasto con la narrazione comune della campagna per la liberazione di Mosul, che vede le unità dell'esercito iracheno come liberatori: il titolo stesso del reportage è “Non eroi ma mostri”. La stampa straniera, del resto, non ha mai avuto la possibilità di seguire per mesi e così da vicino le truppe in operazioni tanto sensibili, né di avere accesso a determinate zone di guerra. La Divisione di reazione rapida poi, è un'unità militare del ministero dell’Interno iracheno che prima di raggiungere Mosul ha dovuto combattere contro i miliziani dello Stato islamico ed evacuare civili non solo dalle aree urbane, ma anche dai villaggi dei dintorni, spesso di notte, quando non erano presenti giornalisti. Prima di pubblicare il suo reportage Arkady ha deciso di far allontanare la sua famiglia dall’Iraq e di lasciare lui stesso il paese.
Quella che segue è una traduzione di alcuni passi del reportage di Arkadi.