Foto di The Israel Project via Flickr

Cartellino rosso della Fifa per Israele?

Redazione

Ma tutti in Qatar ai Mondiali, dove gli israeliani non possono entrare

Pare che la Fifa voglia imporre all’Ifa (Israel Football Association) di revocare lo status di professionismo ai club israeliani che giocano nelle “colonie”, ovvero nelle città che sorgono nei Territori presi con la guerra del 1967. Lo scriveva ieri il giornale israeliano Haaretz. Gianni Infantino, a capo della Fifa, potrebbe dunque applicare contro lo stato ebraico un doppio standard che non ha fatto pesare, ad esempio, per i veri casi di aggressione territoriale in giro per il mondo. Jibril Rajoub, presidente della Federazione calcio palestinese, ha chiesto alla Fifa che sia messa all’ordine del giorno la questione per i lavori del Consiglio della Fifa, che si riunirà a Manama, in Bahrein, il 9 maggio. Il ministero degli Esteri israeliano ha inviato una nota a decine di ambasciate chiedendo loro di persuadere i loro paesi ospitanti a rimuovere la questione dall’agenda della Fifa e che, nel caso di un voto, Israele debba prepararsi al peggio. Numerose associazioni sportive hanno aderito all’appello palestinese. Per l’Italia hanno firmato, fra le altre, l’Unione italiana sport per tutti (Uisp, con 1 milione 300 mila iscritti).

 

E’ un mondo bizzarro: Rajoub, un terrorista già condannato all’ergastolo ma che ottenne la libertà nel 1985 nell’ambito dell’accordo con l’Olp, che dà lezioni di diritti umani all’unica democrazia del medio oriente, arrivando persino a sequestrare l’agenda della Fifa. Speriamo che non accada. O sarebbe un brutto giorno per il pallone e la democrazia. Ma tranquilli: ci sono pur sempre i Mondiali nel Qatar nel 2022, un paese dove gli israeliani non possono entrare.

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