Manifestazione contro il voto ad Ankara. Foto LaPresse/Reuters

L'Osce boccia il voto in Turchia

Redazione

Non sono stati garantiti gli standard internazionali e la campagna referendaria non ha dato spazio al “No”, spiegano gli esperti dell'Osce. Intanto nel paese monta la polemica sulla regolarità del voto

All'indomani del referendum turco, la vittoria del “Sì” che accentra il potere nelle mani di Recep Tayyip Erdogan è messa in discussione sia all'interno della stessa Turchia che dall'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce).

 

L'organizzazione ha redatto una lunga relazione, che si può leggere qui, in cui spiega come la campagna referendaria sia stata fortemente squilibrata a favore del "Sì" tanto da non rispettare gli standard europei del Consiglio d'Europa e quelli internazionali in materia di libertà e di uguaglianza.

 

La posizione è stata esposta da undici esperti internazionali che hanno seguito da Ankara lo svolgimento del referendum fin dal 25 marzo. A capo della missione la politica italiana Tana de Zulueta, che ha riassunto la situazione spiegando che “la campagna per il 'Sì' ha dominato la copertura dei media e questo, insieme alle restrizioni dei media, all'arresto dei giornalisti e alla chiusura dei giornali, ha ridotto l'accesso degli elettori alla pluralità di punti di vista".

  

Le ragioni del “No”, spiega l'Osce, “sono state offuscate dalla posizione di alti funzionari pubblici che hanno equiparato i sostenitori del 'No' a fiancheggiatori del terrorismo”. Una condizione, questa, che ha portato anche a repressioni fisiche nei confronti di chi ha fatto campagna contro Erdogan. “In numerosi casi i sostenitori del 'No' sono stati costretti a subire interventi di polizia e si sono verificati violenti tafferugli durante i loro eventi".

 

Nel paese intanto si continua a contestare la vittoria del “Sì” sia con manifestazioni per strada che con tentativi istituzionali. Il principale partito di opposizione, il repubblicano Chp, ha chiesto alla Commissione elettorale suprema (Ysk) di annullare l'esito del voto per le sospette irregolarità, ma il presidente dell'Ysk, Sadi Guven, ha fatto sapere che il voto è valido “senza alcun dubbio”. Sotto accusa sono specialmente le schede elettorali prive di timbro ufficiale, che secondo l'opposizione sono state utilizzate nel 37 per cento dei seggi e sui anche l'Osce solleva qualche dubbio. Guven ha dichiarato che le schede senza timbro sono state già ammesse in passato e che per questo sono da ritenersi valide anche in questa occasione. Ma secondo l'Osce il punto è un altro e riguarda il modo e il momento in cui l'Ysk ha deciso ammettere al voto le schede non timbrate, minando in questo modo all'integrità del voto. 

 

 

"Intorno alle 16, l'ora in cui lo spoglio era iniziato nell'est del paese, la Commissione elettorale centrale Ysk ha emanato una decisione secondo la quale le schede e le buste delle schede non ancora timbrate sarebbero state valide lo stesso, mentre per legge devono essere timbrate nel momento in cui vengono controllate e contate nei seggi", ha spiegato a Radio Radicale Tana de Zulueta. Una scelta, questa della Commissione, che si configura come "una violazione della legge stessa e cambia le regole del gioco a gioco iniziato".  

 

Il presidente turco Erdogan ha risposto a queste accuse sostenendo che sono frutto di una "mentalità da crociati dell'Occidente" e ha spiegato che il referendum è stato una lotta contro chiunque, di fronte alla quale la Turchia ha saputo reagire. "Abbiamo ancora molto da fare – ha detto Erdogan ad Ankara, parlando ai giornalisti che lo aspettavano in aeroporto – ma andiamo verso le elezioni di novembre 2019 più veloci e più forti". Dure anche le parole del ministro degli Esteri, Mevlüt Çavuşoğlu, che secondo Reuters ha definito la presa di posizione dell'Osce un'intromissione "inaccettabile" e di stampo politico. 

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