Sulle quote dei migranti e la solidarietà europea lo spirito di Roma è già finito

Dal mini-vertice di Varsavia i quattro paesi del Gruppo Visegraad attaccano: "No al ricatto dell'Ue" sulla ricollocazione dei profughi. E mentre in Ungheria entra in vigore la controversa legge che ne prevede la detenzione, continua il braccio di ferro tra Vienna e Unione
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27 MAR 17
Ultimo aggiornamento: 11:15 PM | 8 AUG 20
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Il banchetto tra gli déi dell’Europa è appena terminato e già sulla tavola viene lanciato il pomo della discordia. La novella Eris ha le sembianze dei paesi del quartetto di Visegraad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – che a pochi giorni dal vertice straordinario dell'Unione europea a Roma ribadiscono di volere rinunciare all’impegno preso da tutti gli stati membri e di non volere accogliere nuovi migranti secondo il sistema delle quote. Da Varsavia, dove partecipano al Congresso degli innovatori, i rappresentanti dei "V4" denunciano il "ricatto e il diktat" dell'Ue sui migranti e accusano Bruxelles di legare la politica migratoria a quella finanziaria, riducendo gli aiuti a chi non accoglie i profughi. I capi dei governi presenti al mini-vertice, che rifiutano da sempre le quote di ripartizione dei migranti tra stati membri, hanno chiesto poi "che la Brexit avvenga in modo ordinato e senza mettere a rischio gli interessi degli altri paesi”, e che la loro voce abbia più peso nell'Ue.
"Come gruppo Visegraad, non possiamo lasciarci intimidire", ha detto il premier ungherese Viktor Orbán in una conferenza stampa con i colleghi Bohuslav Sobotka (Repubblica Ceca), Robert Fico (Slovacchia) e Beata Szydło (Polonia), proprio nel giorno in cui in Ungheria è entrata in vigore la legge che prevede la detenzione sistematica di tutti i migranti e i rifugiati in attesa che sia valutata la loro posizione. Secondo le nuove norme, tutti i profughi che entrano nel paese, insieme a quelli già presenti, saranno trasferiti in due centri di detenzione allestiti nelle "zone di transito" alle frontiere con Serbia e Croazia, dove saranno trattenuti in attesa dell'esame della domanda di asilo.
La legge, approvata agli inizi di marzo e fortemente voluta da Orbán, si applica a tutti i rifugiati e i migranti, compresi i minori di 14 anni. Preoccupato l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), secondo il quale le nuove misure violano le convenzioni internazionali sui rifugiati. "Lo scopo – ha spiegato invece György Bakondi, consigliere del premier ungherese – è quello di impedire spostamenti attraverso il paese o verso altri paesi Ue prima che la posizione di ciascuno sia chiarita, al fine di ridurre i rischi per la sicurezza". Il primo ministro di Budapest ha puntualizzato inoltre che i migranti non saranno "rinchiusi" nei container ai confini: potranno lasciarli in qualunque momento e transitare attraverso un ingresso aperto verso il territorio serbo. L’Ungheria è stato il primo paese, nell'estate 2015, a costruire un “muro anti-immigrati”, una doppia barriera difensiva lungo tutta la frontiera serba con sensori elettronici, filo spinato e guardie armate.
Oggi, il commissario europeo per le migrazioni, Dimitris Avramopoulos, in visita nella capitale ungherese, ha rivolto un appello al rispetto dei principi europei, che prevedono di "fornire a quanti ne abbiano bisogno aiuti che siano umani, degni e rispettosi". Anche da Vienna continuano le polemiche, dopo che ieri il ministro dell'Interno aveva annunciato la marcia indietro per rispettare le regole sulla ridistribuzione dei rifugiati. Il cancelliere austriaco Christian Kern, a margine di una seduta del consiglio dei ministri, ha annunciato l’intenzione di interpellare Bruxelles: l'Austria chiede "comprensione" sulla sua volontà di disapplicare il piano di ricollocamento dei migranti. Kern ha dichiarato che a breve sarà scritta una lettera alle autorità europee. L’Austria sostiene che il piano di redistribuzione di 160 mila richiedenti asilo giunti in Italia e in Grecia dal settembre 2015 – quasi duemila dovrebbero andare in Austria – sarà disatteso perché Vienna ha già accolto quasi lo stesso numero di migranti, giunti illegalmente nel paese. Per la Commissione europea invece nessuno dei quasi 27 mila migranti finora ricollocati è stato accolto in Austria. "Nessun paese" dell'Unione europea, "può decidere di ritirarsi unilateralmente dalle decisioni del Consiglio; può decidere di agire al di fuori della legge, cosa che troveremmo profondamente spiacevole e non priva di conseguenze”, ha ribadito la portavoce della Commissione europea per le politiche migratorie Natasha Bertaud.
"È vero - prosegue la portavoce - che l'Austria aveva già accolto un numero molto grande di rifugiati negli anni precedenti e che in ragione di questo aveva beneficiato di un'esenzione temporanea dalle decisioni sui ricollocamenti. Ma l'esenzione è scaduta, ora ci aspettiamo che l'Austria rispetti il suo obbligo, a norma delle decisioni del Consiglio, di iniziare con i ricollocamenti".