Una sera da presidente
Non si governa senza Congresso. Trump mostra il suo lato collaborativo
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1 MAR 17
Ultimo aggiornamento: 12:52 PM | 15 AUG 20

Durante il discorso davanti alle Camere riunite del Congresso americano, Donald Trump ha recuperato quello che i commentatori definiscono “un tono presidenziale”, con una certa sorpresa, ché pareva che il presidente non volesse più staccarsi dalle note della campagna elettorale, e che si ritrovasse esclusivamente in quel linguaggio e non in quello del palazzo. La spontaneità ne ha certamente risentito, e forse questo al performer Trump non piace molto, ma l’obiettivo di questo primo incontro ufficiale con il Congresso era un altro, era politicissimo e allo stesso tempo – si potrà dire anche nel caso del dissacrante Trump? – istituzionale: anche il meno ortodosso dei presidenti sa che senza il Congresso il suo potere è se non ridotto certo più condizionato a scontri e dibattiti e ditini alzati. Trump vuole approfittare del fatto di avere dalla sua parte entrambe le Camere, e quindi della possibilità di trovare lì accoglienza e non opposizione. Si governa anche con il Congresso, insomma, e nonostante l’alto tasso di litigiosità che permea lo staff trumpiano e le varie correnti dei repubblicani una mano tesa serve gli interessi del potere esecutivo e di quello legislativo assieme. Non è detto che questo clima conciliante duri a lungo, coerenza e costanza non sono esattamente le caratteristiche più distintive di Trump, ma intanto il primo passo è stato mosso, lasciando a casa la retorica del “carnage” e insistendo invece sulla collaborazione. Anche con l’Europa, anche con il mondo, addirittura, con l’ottimismo della luce che arriva, che finché dura è persino piacevole.