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Il libro che bisogna leggere per sapere i segreti della “risk map” dell’Asia

Quel che l’occidente non capisce del secolo del Pacifico

Giulia Pompili

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pompili@ilfoglio.it

20 Febbraio 2017 alle 16:33

Il libro che bisogna leggere per sapere i segreti della “risk map” dell’Asia

Una commemorazione a Shenyang, in Cina (foto LaPresse)

Roma. La Corte costituzionale coreana, annunciando il calendario delle arringhe finali nel procedimento di impeachment contro la presidente sospesa Park Geun-hye, ha lasciato intuire ieri anche la data di una possibile sentenza, che dovrebbe arrivare intorno al 10 marzo prossimo. Il futuro politico della Corea del sud è appeso a quella decisione, mentre il suo futuro economico è già compromesso. Sempre ieri i procuratori speciali che si occupano dell’indagine contro Park hanno chiesto e ottenuto l’arresto di Jay Y. Lee, che è il “di fatto” capo della Samsung ed erede del più grande conglomerato coreano. Le accuse contro di lui sono gravi – tanto da aver richiesto la sua detenzione nel carcere di Seul (ha una cella singola, con tv e scrivania) – e vanno dalla corruzione nei confronti della presidenza e della “consigliera” privatissima, Choi Soon-sil, fino all’appropriazione indebita, falso in bilancio e falsa testimonianza. Tutta l’indagine nasce per gran parte anche dalle oceaniche proteste che iniziarono nell’ottobre dello scorso anno contro la presidente Park e la corruzione diffusa, e contro la consuetudine di ritenere immuni i capi dei conglomerati in nome di una realpolitik economica.

 

Fino a un anno fa, nessuno avrebbe mai pensato al crollo quasi totale di tutta la struttura politico-economica coreana, in un momento in cui la Corea del nord è una minaccia sempre più seria e Donald Trump è appena entrato alla Casa Bianca. La stessa cosa è accaduta con l’elezione nelle Filippine del presidente Rodrigo Duterte: nessuno aveva immaginato che Manila potesse allontanarsi così tanto dall’America, stringere un’alleanza strategica con Cina e Russia e condurre una sanguinosa campagna antidroga che mostra un lato imprevedibile della presidenza Duterte. Non è un caso se il libro del momento, tra chi si occupa di questioni asiatiche, si chiami “The End of the Asian Century: War, Stagnation, and the Risks to the World’s Most Dynamic Region” (Yale University Press, 304 pp., 30 dollari). L’autore è Michael R. Auslin, ex docente di Yale e scholar all’American enterprise institution. Secondo Auslin, è il momento di tracciare una “risk map” per l’occidente, una mappa delle situazioni che potrebbero danneggiare quello che nel 2011 l’allora segretario di stato Hillary Clinton definì “il secolo del Pacifico” e che altri preferiscono riconoscere più generalmente come “il secolo asiatico”.

 

Per secoli gli analisti occidentali hanno aspettato che lo Zeitgeist del mondo, l’equilibrio globale, si spostasse verso oriente. E in molti hanno pensato che questo fosse il momento buono, specialmente dopo l’arrivo di Donald Trump e un nuovo isolazionismo americano. Ma l’Asia non è l’Eldorado: in sette capitoli, Auslin dimostra che ci sono ragioni economiche, sociali e politiche che l’occidente spesso sottovaluta, e che rischiano di far fallire l’intera regione. Non c’è soltanto la Corea del nord e le pretese cinesi nel Mar cinese meridionale e orientale a rendere instabile la regione. Tra i paesi più sviluppati come Giappone e Corea del sud esiste un problema demografico, che si affaccerà presto pure in Cina, spiega Auslin, dopo anni di politica del figlio unico. Inoltre, il nazionalismo e un autoritarismo diffuso hanno impedito ai paesi dell’Asia di collaborare e prosperare insieme, in una “Nato” asiatica che non ha mai trovato nemmeno una sua leadership, e perfino l’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico continua a ottenere risultati modesti: “Non serve predire quello che accadrà, ma comprendere le tendenze sottotraccia e prepararci a qualunque possibilità”. 

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