Difesa comune e commercio. Così l'Ue riempie il vuoto trumpiano

David Carretta

A Strasburgo l’Europarlamento ha votato la ratifica del Ceta che dovrebbe aprire la strada a una serie di altri patti commerciali per rendere l’Ue il nuovo motore della globalizzazione

Strasburgo. A quasi un mese dall’inaugurazione di Donald Trump, l’Unione europea e i suoi stati membri devono prendere le prime scelte concrete per sopravvivere in un mondo senza gli Stati Uniti e tentare di preservare l’ordine liberale occidentale dal trumpismo economico e militare. Oggi a Strasburgo l’Europarlamento ha votato la ratifica del Ceta, l’accordo di libero scambio tra Ue e Canada, che dovrebbe aprire la strada a una serie di altri patti commerciali per rendere l’Ue il nuovo motore della globalizzazione. Ma la spaccatura dei socialisti europei sul via libera al Ceta mette in dubbio la capacità dell’Ue di concludere accordi con altri partner come il Messico o l’Indonesia. Nel frattempo, durante una riunione dei ministri della Difesa della Nato a Bruxelles, il capo del Pentagono James Mattis dovrebbe ribadire la richiesta ai partner europei di spendere di più per la loro sicurezza. Ma la Germania sta rispondendo con una serie di accordi di cooperazione militare tra paesi europei, che sembrano nascondere un messaggio: Unione della difesa “first”, Alleanza atlantica “second”.

 

“Nelle mie due conversazioni telefoniche con il presidente americano”, ha spiegato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, Trump ha sottolineato “l’importanza di un burden sharing, di una condivisione degli oneri più equa, dicendo che quei paesi che spendono meno del 2 per cento del pil devono rispettare l’obiettivo. Sono d’accordo con lui”, ha aggiunto Stoltenberg. La ministra della difesa tedesca, Ursula von der Leyen, dovrebbe accogliere l’invito, ma in chiave tutta europea. La Germania sta chiudendo diversi accordi di cooperazione che implicano aumenti di spesa: una flotta congiunta con la Francia di aerei da trasporto Lockheed Martin C-130J; una flotta multinazionale europea guidata dall’Olanda di aerei da rifornimento Airbus A330 a cui dovrebbero partecipare anche Lussemburgo, Belgio e Norvegia; un patto di cooperazione con la Norvegia su acquisti di sottomarini e missili, manutenzione, logistica ed esercitazioni; delle dichiarazioni di intenti con Repubblica ceca e Romania per esercitazioni congiunte di forze di terra. Ma, secondo alcuni analisti, le divergenze strategiche tra europei impediranno di fare progressi reali sull’Unione della difesa.

 

Le intenzioni dell’Ue sul commercio sono state esplicitate dalla commissaria Cecilia Malmström. Con il ritiro degli Stati Uniti, “c’è una possibilità per l’Ue di riempire il vuoto sulla scena internazionale”, ha detto Malmstrom alcune settimane fa. Simbolicamente, il 1 febbraio la commissaria ha annunciato che Ue e Messico intendono accelerare le trattative con due round negoziali a inizio aprile e fine giugno. In America latina l’Ue sta negoziando con il Mercosur. In Asia è già stato concluso un accordo con la Corea del sud, Singapore e Vietnam, mentre nelle prossime settimane dovrebbe essere finalizzato il patto con il Giappone. L’Ue ha avviato trattative con Malesia, Indonesia, Filippine e Birmania. Il Ttip con gli Stati Uniti è congelato ma alcuni sperano in un rilancio tra qualche mese, spiegando a Trump che si tratta di un accordo bilaterale.

 

Le vicissitudini del Ceta dimostrano però che il protezionismo non è monopolio di Trump. L’accordo è stato firmato lo scorso ottobre dopo uno stallo con la Vallonia che potrebbe ripetersi con uno o più dei 38 parlamenti nazionali che devono ratificare il Ceta. Migliaia di persone sono attese oggi a Strasburgo per manifestare contro il patto con il Canada. La strana coalizione anticommercio, che vede alleati pezzi del centrosinistra di governo (come il Partito socialista francese), l’estrema sinistra (Verdi e Comunisti) e l’estrema destra populista e antieuropea (da Marine Le Pen ad Alternativa per la Germania) potrebbe minare l’ambizione dell’Ue di diventare il leader della globalizzazione.

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