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Dottrine globali

Il problema non è Xi Jinping, ma il fatto che Obama per anni abbia parlato come il leader cinese

25 Gennaio 2017 alle 12:38

Il presidente cinese Xi Jinping al World Economic Forum di Davos

Il presidente cinese Xi Jinping al World Economic Forum di Davos (foto LaPresse)

"Xi Jinping, il leader cinese che parla come Obama”, titolava giovedì un giornale italiano commentando il discorso del leader alla conferenza del World Economic Forum di Davos. A ben pensarci, il problema non è che Xi Jinping a Davos abbia parlato come Obama ma che Obama per anni abbia parlato come Xi Jinping. Il presidente cinese, infatti, a Davos si è curiosamente posto come il grande difensore della globalizzazione e del liberismo mondiale. Tuttavia, nel farlo ha usato lo schema concettuale più classico del comunismo di cui rimane l’esponente con il ruolo più importante a livello mondiale.

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Sorvoliamo dunque sul paradosso di occidentali che si fanno dare lezioni di realismo e libertà economica dal leader di un regime che calpesta le più elementari libertà individuali – non parliamo di quelle sociali per cui tanto ci accapigliamo! - solo perché spinti dal timore del fantasma di Trump, il quale sta diventando “l’uomo nero” per eccellenza, quello che una volta si minacciava ai bambini cattivi. Pur di non accettare il fatto che Trump sia stato eletto regolarmente nella democrazia più importante del mondo, ed essere stato eletto proprio per aver denunciato la globalizzazione come canale di arricchimento e sfruttamento da parte di pochissimi, i rappresentanti del pensiero dominante degli ultimi vent’anni sarebbero pronti a dare un podio e un microfono a chiunque, purché non abbia un ciuffo biondo. Ma si sa, buona regola della logica è distinguere il contenuto da chi lo pronuncia. Solo che è proprio il contenuto del discorso a essere discutibile.

Su che cosa ha puntato l’ineffabile presidente della Repubblica comunista cinese? Sul fatto che la globalizzazione è inevitabile perché a questo porta l’inarrestabile cammino della storia. Eccola qui la grande radice hegeliana ereditata dal marxismo e purtroppo dal progressismo liberal obamiano: è la storia che decide. Non c’è bene e non c’è male ma solo ciò che la storia – impersonale – propone come vincitore. A questa storia impersonale e onnipotente il singolo uomo o il singolo gruppo di uomini non può opporsi a pena di essere cancellato, di essere “fuori dalla realtà” o “dalla parte sbagliata della storia” (Merkel e Obama su Putin). Sì, perché l’aspetto più curioso di questa dottrina è che ci sono alcuni, le avanguardie elitarie, che sono gli interpreti autorizzati di questo divenire. Pertanto sono essi a certificare l’appartenenza o meno alla parte “giusta”.Questa dottrina di lungo corso è ulteriormente complicata dal fatto che quelli che certificano il giusto e lo sbagliato sostengono da decenni che non si possa mai parlare di giusto o sbagliato, di vero e di falso, a meno di non voler essere considerati retrogradi o violenti. Con i fatti dell’ultimo anno, tuttavia, i protagonisti di questo pensiero si sono spaventati perché anche i loro avversari hanno accettato le loro premesse e cominciato a lottare con gli stessi mezzi.

Quindi ora l’allarme è moltiplicato e la teoria deve essere aggiustata più o meno nel seguente modo: la storia decide i valori normativi (bene/male, vero/falso, giusto/sbagliato) e ha deciso che non ci sono più valori (in realtà erano tutte ideologie e sono finite) ma ci sono alcuni valori (come l’obbligo di dire il vero) che devono valere per chi non ha capito lo sviluppo della storia. Forse vi sentirete meno confusi se penserete ai maiali di Orwell ne La fattoria degli animali, i quali dopo aver proclamato e scritto nel fienile la grande regola sull’uguaglianza tra tutti gli animali, una notte per conservare il potere devono aggiungere: “Ma alcuni sono più uguali degli altri”.

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Così Xi Jinping ha invitato a prendere esempio dall’illuminato sistema cinese, che ha sempre punito i ricchi cattivi, veri responsabili dell’impasse attuale, e che si propone ora come saggia guida del mondo, condendo il suo discorso con simpatici proverbi cinesi. Solo che, forse con dispiacere del pensiero unico da Obama a Xi, la maggioranza dei cittadini in molti paesi occidentali ha votato contro gli inevitabili cambiamenti e progressi della storia dimostrando che la libertà delle singole persone – retaggio della tradizione d’occidente – non accetta la saggezza del prevedibile ed è, con tutti i suoi rischi – alle volte tragici – il vero motore della storia.

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