A proposito di fake news

“L'aggressione Nato contro la Russia” e altre bestie fantastiche

Daniele Raineri

Trump e Mosca contro la Nato “obsoleta”. Piste da seguire per orientarsi nell’anno dell’ondata populista (con le sue bufale)

Roma. Tra le tante informazioni fasulle che circolano per i social media, per esempio la finta foto dell’incontro tra il senatore americano John McCain e il capo dello Stato islamico Abu Bakr al Baghdadi (mai avvenuto, ma è un grande classico della cialtroneria), c’è una informazione che non va mai via del tutto e anzi torna a intervalli ciclici con maggior vigore e riguarda “l’aggressione della Nato contro la Russia”. Di solito il concetto – “E’ la Nato ad aggredire la Russia” – è accompagnato da una cartina che dovrebbe essere la prova definitiva e mostra la Russia accerchiata da paesi che hanno aderito alla Nato, segnati da una bandiera americana. Vedete, dice l’anonimo fabbricatore di meme, la carta parla: “La Nato in questi anni ha circondato i russi”.

 

La questione è più attuale che mai, considerato che il 2017 è l’anno in cui l’ondata populista (che nel 2016 ha trionfato al voto sulla Brexit nel Regno Unito e alle elezioni presidenziali in America) avrà l’opportunità di farsi sentire in Europa, grazie a un calendario di elezioni che include forse l’Italia e di certo Olanda, Francia e Germania. A Berlino, come si spiega qui sotto, l’assalto a base di fake news contro la cancelliera Angela Merkel da parte della destra radicale è già cominciato a pieno ritmo. Gli obiettivi di questa ondata populista europea guardacaso coincidono con quelli della Russia – che ricambia e sostiene i partiti dell’ondata – e sono affossare l’Unione europea e scardinare la Nato. Ieri il presidente eletto americano, Donald Trump, ha detto in un’intervista al Times di Londra che l’Alleanza atlantica è “obsoleta” e nel giro di poche ore il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, gli ha fatto eco: “Trump ha ragione, la Nato è un relitto obsoleto”.

 


La mappa dell'allargamento della Nato. In blu i paesi membri. L'ultima adesione risale al 2009 con Albania e Croazia. 


 

Torniamo alla carta dell’aggressione Nato. La ragione per cui oggi ci sono tanti membri della Nato attorno alla Russia è perché nel corso degli anni hanno scelto loro di unirsi al Patto atlantico. Dopo il crollo dell’Unione sovietica, anche tutti i paesi tranne due che facevano parte del Patto di Varsavia – che era il blocco militare rivale della Nato, guidato da Mosca – sono passati dalla parte del Patto atlantico. Non sono stati invasi, non sono stati occupati, non sono stati costretti. Hanno fatto una scelta politica e hanno deliberato che dal loro punto di vista era meglio vivere dentro un’alleanza militare che già includeva, come sotto un ombrello, la maggior parte dell’Europa occidentale e i paesi più industrializzati e che aderire avrebbe accelerato il loro processo di modernizzazione – dopo decenni passati sotto il controllo di Mosca.

 

Così, tanto per dare un’idea del clima che si respirava, nel 1999, il ministro degli Esteri polacco, Bronislaw Geremek, dopo avere firmato i documenti per l’ingresso nella Nato alla Truman Library di Washington disse: “La Polonia torna per sempre al posto che le appartiene: nel mondo libero”. Vicino a lui il ministro degli Esteri della Repubblica Ceca, Jan Kavan, che era stato costretto a vivere in esilio dal 1968, quando i carri armati sovietici erano entrati a Praga, fino al 1989, e che lì per la stessa ragione disse: “L’accesso alla Nato è la garanzia che non saremo mai più vittime impotenti di un’aggressione straniera”. Il ministro degli Esteri ungherese, Janos Martonyi, che da bambino aveva visto la breve rivoluzione contro il governo filosovietico, era consapevole che l’ingresso nella Nato non comportava soltanto privilegi, ma anche obblighi: “Dovremo provare – disse quel giorno – che i nuovi membri possono aggiungere forza all’alleanza”. Sarebbe interessante sapere cosa pensano oggi di una cartina grossolana che circola su internet e pretende di far passare l’adesione firmata da loro diciotto anni fa come una manovra di aggressione (ma inesplicabile e lenta come un ghiacciaio) contro la Russia. Un pezzo pubblicato sul Los Angeles Times nel 1995 suggeriva anche che quello che succedeva in Cecenia, dove i russi combattevano una guerra feroce contro i separatisti, aveva dato un motivo in più agli ex paesi vassalli.

 

Perché la scelta verso ovest degli ex paesi del Patto di Varsavia appariva così scontata in quegli anni? Perché allora per i paesi dell’est era più che naturale guardare a occidente, considerato quello che succedeva in Russia. Ecco una citazione: “La Russia sta attraversando uno dei periodi più difficili della sua storia multisecolare. Probabilmente per la prima volta negli ultimi duecento-trecento anni, corre il rischio reale di trovarsi tra i paesi di seconda o perfino terza categoria”. Una analisi dura, firmata sul sito del governo russo dall’allora primo ministro, Vladimir Putin. Tre anni dopo arrivò l’incontro storico di Pratica di mare, a sud di Roma, dove anche l’ormai presidente Putin disse la frase: “La collaborazione con la Nato è l’unica strada”. Il vertice culminò nella creazione di un Consiglio Nato-Russia, in cui di fatto Mosca diventava partner dei diciannove paesi del Patto atlantico – da dodici che erano in partenza. Il clima favoriva proiezioni geopolitiche fantastiche e si parlava persino di un’adesione della Russia all’Unione europea (che oggi è il bersaglio della propaganda). Nel 2004 sull’onda della normalizzazione filo-occidentale altri sei paesi che un tempo erano stati satelliti di Mosca, Bulgaria, Romania, Estonia, Lituania, Lettonia, Slovenia e Slovacchia (diventata indipendente dal 1993) aderirono alla Nato.

 

La carta che mostra l’espansione della Nato risale a più di dieci anni fa e a un periodo in cui la Russia stessa dichiarava la propria volontà di collaborare con il Patto atlantico. Come succede ai capolavori di propaganda, è autentica e falsa allo stesso tempo, perché nessuno può negare che mostri l’estensione attuale della Nato, ma è stata riciclata in chiave minacciosa come se stesse avvenendo adesso. Se oggi finisce nei meme su Twitter con qualche speranza di funzionare, è grazie a un’amnesia collettiva che ha dimenticato quando si festeggiava la fine dell’Unione sovietica e i russi facevano la coda per il pane e si sperava in un allargamento. Altri dati, come per esempio che gli aerei Nato hanno intercettato aerei militari russi sopra il mar Baltico 110 volte nel 2016, non fanno breccia nel cuore dell’utente medio di social media. E a volte anche i media tradizionali aiutano questa tendenza. Un titolo recente della rete americana Fox parlava dell’operazione militare Nato Atlantic Resolve e dei soldati americani “in Polonia, davanti alla porta di casa della Russia”. Ma qualcuno ribatteva: perché la Polonia, uno stato sovrano e indipendente, dovrebbe essere considerata soltanto “la porta di casa” della Russia? 

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  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)