Così l'Isis gestisce da lontano l'attentatore di Berlino e il suo valore per la propaganda

Enrico Cicchetti

A poche ore dalla notizia della morte di Anis Amri, il jihadista che ha ucciso 12 persone in Germania, ecco le mosse dello Stato islamico

“Dichiaro la mia fedeltà ad Abu Bakr al-Baghdadi”. A poche ore dalla notizia della morte di Anis Amri, il terrorista di Berlino, lo Stato islamico pubblica sui canali della sua “agenzia di stampa” Amaq una rivendicazione: "L'autore degli attacchi di Berlino ha effettuato un nuovo attacco contro una pattuglia della polizia italiana a Milano ed è stato ucciso in una sparatoria". Secondo l’analista statunitense Charlie Winter (membro dell’International Centre for the Study of Radicalisation and Political Violence) è piuttosto inusuale per Amaq rispondere in maniera così rapida e “tattica” alle notizie: “Sembra un tentativo di esaltare in qualche maniera l’uccisione di Amri”.

 



 

Il motivo si spiega pochi minuti dopo, quando sugli stessi canali jihadisti compare un video registrato prima dell’attentato: Amri, la barba rasata di fresco, che giura fedeltà al califfo. Anis Amri afferma che il suo gesto è la vendetta per gli attacchi aerei contro i musulmani, e dice di voler punire i “mangia maiale” e diventare un "shahid", un martire. In breve il video è su tutte le principali piattaforme web: YouTube, GoogleDrive, SendVid.

 



  

Dopo l’attentato “gemello” di Nizza, nel quale un camion lanciato sulla Promenade des Anglais provocò la morte di 85 persone, Amaq aveva aspettato molto prima di far sapere che, “secondo fonti interne”, l’autore della strage era “uno dei soldati dello Stato islamico”. Il fatto che la rivendicazione sia giunta con così tante ore di ritardo e citando fonti interne dimostrerebbe come l’attacco non fosse stato coordinato direttamente dallo Stato Islamico. Il video di oggi sembra confermare invece che Amri avesse legami con il Califfato. Comunque siano andate le cose, per lo Stato islamico gli attentati compiuti in occidente sono “i più preziosi per la propaganda”, come abbiamo scritto su queste colonne. Il Califfato “fa affidamento sull’incitement e sui cosiddetti lupi solitari perché in questo modo non ha bisogno di mandare un gruppo di attentatori, non c’è bisogno di curare una logistica complessa e non c’è un piano che deve svolgersi in segretezza nell’arco di molti mesi – a differenza di quanto è accaduto in Belgio. Operazioni del genere possono funzionare in Europa, dove le maglie della sicurezza sono relativamente lasche – vedi per esempio gli stragisti di Bruxelles partiti per la Siria e poi tornati in Europa in macchina”. Questo nuovo attentato dimostra ancora una volta come “i ‘lupi solitari’ che hanno colpito l’Europa e gli Stati Uniti in questi mesi e fino alle scorse settimane, autoradicalizzati o ‘radicalizzati in fretta’, ‘squilibrati’ e ‘malati di mente”, figli del disagio sociale, non sono affatto solitari”.

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