Un vademecum, in apnea

Paola Peduzzi

L’asse tra Mosca e Washington si rafforza, ma che cosa ci guadagna l’Ue? Un girotondo di opinioni, tra vasi di terracotta e un “sottosopra” che conviene

Molti commentatori europei dicono che oggi è necessario cambiare prospettiva, scordarsi il passato – sessant’anni di storia – e accettare il fatto che l’Unione europea, con il suo progetto e i suoi principi fondanti, non potrà più essere la stessa. La Brexit ha aperto la strada non tanto e non solo all’uscita del Regno Unito ma alla possibilità che l’Ue non resti, nemmeno dal punto di vista territoriale, com’è ora. Figurarsi dal punto di vista politico, con tutte le fratture e gli scontri e i voti antieuropei che negli anni quasi ogni paese membro ha dovuto subire. Così non si può andare avanti, si dice, il progetto ha perso il suo slancio, ma la domanda è: dove si va allora? In questo processo di trasformazione, che viene imposto di volta in volta in modo diverso, e con attese diverse in ogni paese, un ruolo importante è rappresentato dagli attori esterni, che per l’Ue sono da sempre a ovest l’America e a est la Russia. Lo choc trumpiano negli Stati Uniti stenta a essere assorbito in Europa, è recente ed è violento, mentre le pressioni russe, sul confine est e nel martoriato Mediterraneo, sono note e palpabili da tempo, eppure a oggi ancora una strategia comune di risposta non è stata costruita.

E’ difficile pensare che l’Europa ci possa riuscire ora, stremata dalle forze che lavorano, grazie anche alla generosità russa, contro la struttura stessa dell’Ue. Nella migliore delle ipotesi, si proverà a trattenere il fiato, per tutto il 2017, sperando in una stabilizzazione elettorale in Olanda, Francia e Germania che ora pare molto improbabile, ma sull’apnea l’Europa negli anni è diventata fortissima. Ma mentre si sogna una boccata d’aria, sarebbe bene ricordarsi che tra inefficienze, divisioni, contraddizioni, spauracchi, faide e divorzi, l’Unione europea è custode di un processo di democratizzazione di libertà che ha fatto da attrazione per molti paesi e molti popoli molto a lungo: come dice Angela Merkel, ci sono le procedure e ci sono i valori. Sul primo fronte siamo scarsi e involuti, ma sul secondo non possiamo abbassare la guardia, e anzi dobbiamo scalciare per ritagliarci una voce e un ruolo e ribadire la nostra vocazione liberale

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi