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Il premio Oscar e i deplorevoli

In una lettera a Vanity Fair Aaron Sorkin, il più famoso sceneggiatore di Hollywood, spiega inconsapevolmente il successo di Trump.

12 Novembre 2016 alle 06:15

Il premio Oscar e i deplorevoli

Aaron Sorkin quando ricevette l'Oscar nel 2011 (foto di Youtube)

"Ci siamo messi in imbarazzo davanti ai nostri figli e al mondo”. Inizia così la lettera uscita su Vanity Fair di Aaron Sorkin, il più famoso sceneggiatore di Hollywood, quello di “West Wing”, “The Newsroom”, “The Social Network” e “Steve Jobs”, e rivolta alla figlia quindicenne Roxy e alla moglie Julia. Sorkin attacca il neoeletto presidente americano, Donald Trump, chiamandolo “un maiale totalmente incompetente con idee pericolose, una seria patologia psichiatrica, nessuna conoscenza del mondo e nessuna curiosità di imparare”. “Non ha vinto solo Donald Trump ieri notte, ma anche i suoi sostenitori. Ha vinto il Klan”. In conclusione, Sorkin invita la figlia e la moglie ad “alzarsi dal letto” e “combattere”, ricordando che “non siamo soli. Cento milioni di persone in America e un miliardo in tutto il mondo la pensano esattamente come noi”.

 

Non c’era da aspettarsi fairness da parte dei progressisti dopo la vittoria del presidente più divisivo, rude e outspoken della storia americana. Ma la lettera di Sorkin contiene davvero il segreto di parte del grande successo di Trump: la reazione liberal di fronte alla sconfitta politica. E’ l’arroganza di chi non si capacita come sia possibile che tutto il sistema di idee e di vita incarnato e predicato da Sorkin, la bella gente di West Wing, possa essere rigettato dalle masse bifolche nell’urna. E’ la reazione al dissenso tipica delle chattering classes, le classi pensanti e ciarliere: demonizzarlo e tacciarlo di essere “fobico”. Se ci fosse un dubbio sul fatto che, più che le email private o lo svenimento a Ground Zero, Hillary Clinton abbia perso le elezioni sulla storia dei “deplorevoli”, è arrivata a conferma la lettera penosa di Aaron Sorkin alla figlia. Successe anche nel 2004, quando MoveOn, organizzazione liberal che fa parte del sistema di pressione pubblica del Partito democratico, lanciò un concorso per il più bel video di trenta secondi contro il presidente George W. Bush. Vinse quello in cui si vedeva la faccia di Hitler che si trasformava in quella di Bush. L’allora sfidante democratico, John Kerry, perse le elezioni. Troppe figlie d’America crebbero pensando che a Pennsylvania Avenue si era installato un nazista. Sceneggiatori da strapazzo. 

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