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Trump, il giorno dopo: tra proteste e appelli all'unità

In migliaia scendono in strada contro il risultato delle elezioni. Hillary: "Gli dobbiamo dare una chance". Oggi Donald incontra Obama alla Casa Bianca

10 Novembre 2016 alle 08:05

Trump, il giorno dopo: tra proteste e appelli all'unità

foto LaPresse

Gli appelli all'unità del presidente Barack Obama e della candidata sconfitta, la democratica Hillary Clinton, non sono bastati a fermare le proteste di piazza, esplose ieri in numerose città degli Stati Uniti per contestare la clamorosa elezione alla Casa Bianca del repubblicano Donald Trump. Si è trattato per lo più di proteste pacifiche. Nelle  città più grandi come New York, Chicago, San Francisco e Los Angeles ai cortei hanno partecipato alcune migliaia di persone. Contro "il razzismo, la misoginia, le xenofobia, l'islamofobia...", recitavano cartelli sventolati davanti alla Trump Tower di Manhattan, nella Grande Mela, dove almeno quattro persone sono state arrestate. "Lei ha ottenuto più voti", urlavano alcuni manifestanti, riferendosi alla vittoria popolare della Clinton che non è però riuscita a ottenere la maggioranza dei 538 grandi elettori necessaria per vincere la Casa Bianca. "Sono molto preoccupato per quello che succederà nei prossimi quattro anni", ha dichiarato una donna avvolta in una bandiera messicana, davanti alla Trump Tower di Chicago. "Non posso credere di essere qui a manifestare per i diritti civili", ha osservato una studentessa di colore a Berkeley, in California. "Lui è stato eletto ma la lotta non è finita - ha spiegato - i miei antenati non hanno mai smesso di lottare e io non mi fermerò".  Simili slogan s Seattle, Okland, Filadelfia e Washington Dc: "Non siamo l'America di Trump" o "no es mi presidente", con un chiaro rifermento alle preannunciate politiche anti-immigrati. Ma oggi prenderà formalmente il via il processo di transizione. Alle 11 Trump sarà ricevuto da Obama nello Studio Ovale mentre la moglie, Melania, sarà accolta nelle residenza privata della Casa Bianca dalla first lady uscente, Michelle Obama.

 

Hillary concede la vittoria: "Dobbiamo dare una chance a Trump"

 

"Dobbiamo accettare questo risultato...Donald Trump sarà il nostro presidente. Gli dobbiamo una mentalità aperta a una chance". Hillary Clinton, visibilmente provata all'indomani della pesante disfatta. Ha incoraggiato le donne a non arrendersi per rompere quel "soffitto di cristallo", così come sperava di fare lei. Per non alimentare tensioni, si è guardata dal menzionare la sua vittoria popolare. In termini di consenso da parte dei singoli cittadini, l'ex first lady ha ottenuto il 47,7 per cento contro il 47,5 per cento del rivale, pari a circa 200.000 voti in più, anche se si tratta ancora di dati in evoluzione.  E' la quarta volta che un presidente americano non viene eletto pur ottenendo il maggior numero dei voti popolari. E' l'effetto dell'elezione indiretta. Nel 2000 il repubblicano George W. Bush ebbe la meglio sul democratico Al Gore per 5 grandi elettori ma perse nel voto popolare per oltre mezzo milione di voti. 

 

 

Trump: "Davvero di classe la risposta di Hillary"

 

"Un intervento davvero di classe...un passo importante per riunire il paese", ha detto il portavoce della campagna di Trump, Jason Miller, via Twitter, commentando il discorso della sconfitta di Hillary.

 

Obama lavora per una transizione morbida

 

"Ora tifiamo tutti per il suo successo nel riunire questo paese", ha detto il presidente Obama sottolineando come "il pacifico passaggio del potere sia "una caratteristica della democrazia". Non è un segreto che io e Trump abbiamo posizioni decisamente differenti ma ora dobbiamo unire il paese - ha insistito - e lavorare per una transizione di successo".

 

Rientrato il panico nei mercati

 

Gli appelli all'unità, la prospettiva di tagli alle tasse e di investimenti in infrastutture sono bastati a rassicurare i mercati mondiali, dopo l'iniziale panico scatenato dalla vittoria, a sorpresa, di Trump. Wall Street ha chiuso in positivo con il Dow Jones che ha guadagnato l'1,38 per cento e il tecnologico Nasdaq l'1,1 per cento.


Scatta il toto-governo Trump

Dall'ex sindaco di New York, Rudy Giuliani, (alla Giustizia o alla Sicurezza Interna) all'ex di Goldman Sachs, Steven Mnuchin, al Tesoro.  Sono tra i papabili della squadra di governo Trump, secondo il giornale Politico. Tra gli altri, l'ex controverso Speaker della Camera dei Rappresentanti, Newt Gingrich , come possibile Segretario di Stato, e Forrest Lucas, il 74enne co-fondatore della società petrolifera Lucas Oil, in pole per gli Interni, che negli Stati Uniti è il dipartimento che si occupa della tutela del territorio e quindi delle concessioni petrolifere e minerarie. Tra i nomi di punta per la poltrona di procuratore generale (capo del dipartimento di Giustizia) figura anche il responsabile della squadra di transizione di Trump, il governatore del New Jersey Chris Christie. Il futuro presidente è chiamato a riempire almeno 4.000 posti di nomina pubblica.

 

I prossimi appuntamenti

 

Trump è atteso oggi alla Casa Bianca dal presidente Barack Obama. Poi dovrebbe vedere lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, Paul Ryan. Il prossimo 17 novembre, Trump incontrerà a New York il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, con il quale oggi ha parlato al telefono, come riporta la France-Presse.

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