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In Francia la cristianofobia cresce nell’ombra

Più 40 per cento di atti contro luoghi di culto, persone e simboli cristiani. Chiese vandalizzate, sagrestie incendiate, preti aggrediti. E il governo sta zitto.

9 Novembre 2016 alle 18:37

In Francia la cristianofobia cresce nell’ombra

Foto di Foto di thierry ben abed via Flickr

Parigi. Ci sono cifre, in Francia, che non meritano neppure un trafiletto nei giornali progressisti, perché non indignano le anime belle e non fanno baccano mediatico tanto quanto i moniti dei rappresentanti del culto musulmano sulla presunta islamofobia dilagante. Sono le cifre della cristianofobia, che quest'anno ha registrato un aumento del 40 per cento, secondo quanto rivelato da Atlantico.fr. Il sito di opinioni liberali, nel silenzio assordante degli altri media, ha pubblicato le cifre fornite al ministero dell'Interno dal Service central du reinsegnement territorial (i servizi che si occupano principalmente di ordine pubblico), che certificano un'esplosione di aggressioni e depredazioni ai danni di persone e chiese cristiane come mai era successo prima d'ora.

 

Da gennaio a ottobre 2016, tra cimiteri profanati, chiese vandalizzate, sagrestie incendiate e preti aggrediti, si è registrato un più 40 per cento che dovrebbe far gridare il governo socialista. Invece, come scrisse il Figaro lo scorso anno, le profanazioni ai danni dei siti cristiani continuano a essere "invisibili". Il presidente che spiffera tutto, anche informazioni coperte dal segreto di stato, a due giornalisti maramaldi del Monde, si tappa la bocca sull'insopportabile aumento di atti cristianofobi. Alla stregua del suo ministro dell'Interno, Bernard Cazeneuve, sempre premuroso quando si tratta di condannare con gravitas anche il minimo episodio di islamofobia, o quando c'è da recarsi in una moschea per far sentire la vicinanza dell'esecutivo alla comunità musulmana.

 

E’ un "silenzio tombale" quello di Cazeneuve, ha attaccato Xavier Raufer, criminologo francese e direttore di ricerca presso il Dipartimento di ricerche sulle minacce criminali contemporanee all'Université Paris II. Intervistato da Atlantico, Raufer ha denunciato lo stucchevole doppiopesismo del governo e dei media francesi nel raccontare gli episodi cristianofobi e quelli islamofobi. "Non ci sono differenze sulla natura delle infrazioni commesse tra gli atti anti cristiani e gli atti islamofobi. Graffiti, profanazioni di cimiteri e di chiese, sono questi i principali atti anti cristiani commessi. Ma non è tanto la natura delle infrazioni che è importante, quanto il loro forte aumento da una parte, e il silenzio del governo dall'altra, quando quest'ultimo è il primo a denunciare gli atti islamofobi", dice Raufer. E ancora: "40 per cento è una cifra drammatica. Siamo un paese di 66 milioni di abitanti dove le cose avvengono in maniera piuttosto lenta: già quando la criminalità aumenta del 2-3 per cento si parla di dramma, vi lascio dunque immaginare cosa possa rappresentare questa esplosione".

 

Lo scorso 19 gennaio, a un anno di distanza dagli attentati jihadisti di Charlie Hebdo, Cazeneuve era stato il primo a presentarsi davanti ai media per dichiarare con toni severi che gli anti musulmani erano triplicati nel corso del 2015. Questa volta, invece, nonostante quei numeri siano certificati dal Service central du reinsegnement territorial, che dipende direttamente dal ministero dell'Interno, Cazeneuve ha fatto finta di niente. "Il governo ha ragione di reagire quando avviene un atto islamofobo, ma perché non fa la stessa cosa quando si tratti di atti anti cristiani?", si chiede Raufer. Andrebbe fatta la stessa domanda al Monde, che la scorsa settimana ha pubblicato un ritratto celebrativo di Marwan Muhammad, leader del Collectif contre l’islamophobie en France (Ccif), cacciato dall'Osce (l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), dove officiava quale responsabile delle questioni di islamofobia nei paesi membri de l’organizzazione, per aver fatto "lobbyng pro islamista". E’ il "portavoce battagliero dei musulmani", ha scritto il Monde, lasciandogli dire nell'intervista che "l'islam è una religione francese, il velo fa parte dei capi d'abbigliamento francesi e Mohammed è un nome francese". Sugli ultimi, terribili numeri della cristianofobia, invece, silenzio tombale.

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