Marine Le Pen (foto LaPresse)

Intellettuali, libri, simboli. La Le Pen costruisce in Francia la sua egemonia

Mauro Zanon
Si è sempre presentata come la portavoce del popolo, della Francia silenziosa, dei “petit blanc” di provincia tagliati fuori dai vantaggi della globalizzazione, ma ora Marine Le Pen sta attirando nel suo partito anche quell’élite repubblicana che papà Jean-Marie ha sempre tenuto alla larga.

Parigi. Si è sempre presentata come la portavoce del popolo, della Francia silenziosa, dei “petit blanc” di provincia tagliati fuori dai vantaggi della globalizzazione, ma ora Marine Le Pen sta attirando nel suo partito anche quell’élite repubblicana che papà Jean-Marie ha sempre tenuto alla larga dal Front national. La “dédiabolisation” di Marine sta generando benefici anche all’interno di due categorie che storicamente non sono mai state vicine al partito della destra identitaria francese, e che anzi sono state considerate a lungo come un nemico da combattere: l’alta funzione pubblica e gli intellettuali. La conferma di questa inversione di tendenza, incoraggiata dal vicepresidente Florian Philippot e da Philippe Martel, entrambi ex enarchi, è il consolidamento del collettivo Les Horaces, nato a inizio anno e ora composto da più di cento alti funzionari, imprenditori, economisti e avvocati che si ritrovano regolarmente per aiutare la leader del Front national a migliorare la sua strategia. Hanno fatto l’Ena, Sciences Po, il Polytechnique, prima di lavorare nei gabinetti ministeriali di Dominique de Villepin, Edouard Balladur e Jean-Pierre Raffarin, e ora sono i consiglieri d’élite di Marine. E’ la materia grigia del Fn, la scuderia di coloro che non hanno più paura di accostare il proprio nome al partito lepenista, e sotto la guida dell’economista Jean Messiha, soprannominato “l’arma tecnocratica del Fn”, si preparano a occupare posti di peso all’orizzonte 2017. “Riceviamo dalle 2 alle 5 candidature a settimana”, ha dichiarato Messiha.
Prima dell’università estiva del Front national, tenutasi a inizio settembre a Fréjus, Les Horaces ha lavorato nell’anonimato, ma ora che è uscito allo scoperto, questo club di superconsiglieri si dice certo di poter allargare rapidamente la rete di persone che in seno ai ministeri, ai gabinetti e agli uffici dell’alta funzione pubblica sono pronte a aderire al Fn.

 

Il collettivo di alti funzionari che accompagneranno Marine fa eco all’altra grande incursione del Fn nel cuore dell’élite: l’associazione “Jean Moulin”, dal nome del prefetto icona della Resistenza francese, che riunisce gli studenti di Sciences Po vicini alle idee del Fn. “Oggi il Front national incarna i valori incarnati da Jean Moulin”, ha dichiarato il portavoce dell’associazione studentesca, Thomas Laval, prima di aggiungere: “E’ il partito che riesce a radunare i patrioti a prescindere dal coloro politico (…) che incarna la protezione dei lavoratori salariati e la sovranità della Francia”.

 

Attorno ai temi cari al Fn, come appunto la protezione del lavoratore francese dalla concorrenza straniera, la sovranità, politica ed economica, l’identità e il controllo dei flussi migratori, c’è un grande movimento di idee e di intellettuali che sta dominando il dibattito mediatico in Francia. Stiamo parlando di Philippe de Villiers, scrittore vicino alla giovane Marion-Maréchal, la più sensibile al discorso sulla tradizione cattolica della Francia e la più dura verso l’avanzata dell’islam, di Patrick Buisson, giornalista ed ex consigliere ombra di Sarkozy, e secondo molti, ora, plume segreta del Fn, e di Eric Zemmour, il polemista réac del Figaro, che Marine Le Pen vorrebbe al ministero della Cultura in caso di vittoria. I loro libri, rispettivamente “Les cloches sonneront-elles encore demain?”, “La cause du peuple” e “Le Suicide français” sono i tre più venduti in Francia in questo momento: simbolo di un vento intellettuale che sta cambiando direzione, e Marine si sta mettendo in scia. A differenza dei suoi omologhi euroscettici, da Matteo Salvini in Italia a Nigel Farage in Inghilterra, passando per Geert Wilders in Olanda, la leader del Front national ha compreso che la metapolitica è importante tanto quanto la politica, e da buona lettrice di Gramsci ha capito che vincere la battaglia delle idee è indispensabile per salire al potere, che fare egemonia culturale è il punto di partenza per costruire un progetto di società ed esserne la guida.
 

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