Studenti della New York University (immagine di Youtube)

La New York University "congeda" il professore che denunciava il "manicomio" dell'università americana

Giulio Meotti
Aveva creato un account Twitter anonimo per raccontare come "i trigger warnings, gli spazi sicuri e la segnalazione di pregiudizi non è politicamente corretto. E’ follia". I suoi cinguettii hanno messo in moto qualcosa di simile a “un processo alle streghe di Salem”.

Un professore della New York University, esperto di George Eliot e secolarismo inglese, aveva deciso di creare un account Twitter anonimo in modo da poter denunciare il politically correct e la cultura universitaria dello “spazio sicuro” senza timore di rappresaglie da parte degli studenti e dei “guerrieri della giustizia sociale”, come aveva soprannominato i colleghi accademici. Aveva scelto di restare anonimo perché temeva che “la Gestapo del pol. corr. mi avrebbe rovinato”. Michael Rectenwald, professore di Liberal Studies, ha così twittato dal 12 settembre sotto il profilo “Deplorable Nyu Prof”, un riferimento all’espressione usata da Hillary Clinton per i sostenitori del candidato repubblicano Donald Trump. Nella sua biografia Twitter, Rectenwald aveva scritto: “Professore della Nyu espone la politica virale dell’identità nel mondo accademico e la distruzione dell’integrità accademica”.

 

Dopo il continuo gossip su chi fosse quell’insolente, il professore si era fatto avanti nel corso di un’intervista al Washington Square News, il giornale degli studenti della New York University, dopo aver promesso in un tweet che avrebbe esposto “le storie che faranno esplodere la mentalità newyorchese” e la sua università, definita da Rectenwald “un manicomio”. “Francamente, io non sono anti politicamente corretto”, aveva detto Michael Rectenwald. “La mia tesi è che i trigger warnings, gli spazi sicuri e la segnalazione di pregiudizi non è politicamente corretto. E’ follia. Questa roba sta producendo una cultura di ipervigilanza, autosorveglianza e panoptismo”. “L’intero ambiente è nauseante”, aveva scritto sotto anonimato il professor Rectenwald. “Sono stanco e voglio una resa dei conti”.

 

Gliela hanno servita. I suoi colleghi si sono lamentati subito per la sua “inciviltà”, come ha appreso il New York Post. E il docente di studi liberali di 57 anni è stato costretto a prendersi le ferie per il resto del semestre. Congedo forzato per mancanza di disciplina. L’11 ottobre, Rectenwald aveva usato il suo alter ego per attaccare gli “spazi sicuri”, che aveva definito “un gioco degli specchi e una camera di gomma”. Poi aveva pubblicato sul suo account una foto di un volantino messo fuori dalla New York University in cui si invitavano gli studenti a non indossare costumi di Halloween “potenzialmente offensivi”. “La cosa più spaventosa a Halloween quest’anno è stringere la sorveglianza liberal totalitaria”, ha scritto Rectenwald. “E’ una riduzione allarmante della libertà di espressione”.

 

I suoi cinguettii hanno messo in moto qualcosa di simile a “un processo alle streghe di Salem”. Prima Rectenwald ha iniziato a ricevere “occhiatacce” nel dipartimento da colleghi e studenti, poi un comitato di dodici che si fa chiamare “Gruppo di lavoro per la diversità, l’equità e l’inclusione” lo ha convocato ufficialmente. Lo stesso giorno in cui la lettera di quella commissione orwelliana è stata resa nota, Rectenwald è stato convocato dal suo capo dipartimento e da un rappresentante delle risorse umane. “Un paio di persone hanno espresso preoccupazione per la mia salute mentale”. Ha concluso il professor Rectenwald prima di fare le valigie: “La libertà accademica è magnifica, fino a quando non la eserciti”.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.