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Il paradigma di Haass

Se gli Stati Uniti si disimpegnano dall’Europa è colpa dell’Europa. L'ex consigliere per la politica di sicurezza di George H. W. Bush espone una visione piuttosto negativa dei rapporti transatlantici che probabilmente riflette il deterioramento oggettivo del sogno originario paneuropeo di un continente unito dal progresso economico, dalla democrazia diffusa e dalla urgenza di una difesa comune contro la Russia.

27 Ottobre 2016 alle 06:27

Il paradigma di Haass

Richard Haass (immagine di Youtube)

Il presidente del Council on foreign relations, Richard Haass, ex consigliere per la politica di sicurezza di George H. W. Bush, ha avuto modo di fare notare, in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, che il declino dell’Europa potrà portare il continente a rasentare l’irrilevanza agli occhi degli Stati Uniti perché rischia di diventare un partner che “non è più prioritario”. Haass parla dallo scranno più alto del think tank americano che, tra gli altri, alla fine della Seconda guerra mondiale, indicava la strada di un’Europa che doveva rientrare nella sfera d’influenza anglosassone con la vittoria del conflitto da parte delle potenze alleate, Regno Unito e Stati Uniti in testa.

 

Hass espone una visione piuttosto negativa dei rapporti transatlantici che probabilmente riflette il deterioramento oggettivo del sogno originario paneuropeo di un continente unito dal progresso economico, dalla democrazia diffusa e dalla urgenza di una difesa comune contro la Russia. Nei prossimi decenni, secondo Haass, l’influenza dell’Europa sugli affari oltre i suoi confini sarà fortemente limitata, ed è in altre regioni  che il 21esimo secolo sarà forgiato. La constatazione di Haass per cui il Vecchio continente si sta condannando all’irrilevanza è chiara e lui aveva già avuto modo di esporla in passato relativamente alla disattenzione europea verso la politica di sicurezza della Nato alla quale i paesi membri dell’Ue non contribuiscono come dovrebbero.

 

D’altronde l’establishment europeo sembra contrastare coi fatti la visione offerta dal diplomatico americano. La gestione flemmatica e conflittuale del trattato commerciale di libero scambio con gli Stati Uniti, oramai spacciato, da parte europea conferma le perplessità di Haass. Per cui da Washington non soltanto non si sa chi chiamare per parlare con l’Europa ma, anche riuscendoci, non si è certi di trovare qualcuno disposto a collaborare all’altro capo del filo. Il consolidamento della ripresa economica europea è inoltre minacciato non solo dai papaveri brussellesi, che nicchiano su accordi commerciali multimiliardari, ma è pure ostacolato dal basso, cioè da un’inflazione di voti popolari – vedi il veto della Vallonia (Belgio) sull’accordo con il Canada – che annientano la possibilità di sviluppare una politica commerciale continentale. Insomma di un’Europa paralizzata da se stessa, l’alleato americano non sa cosa farsene. 

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