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Europa divisa e senza radici

Tra élite incapaci di guidare e popoli in preda a pulsioni antagoniste, l'Unione europea in crisi è ancora in cerca di unità: manca un nemico esterno, e quando c'è (vedi il terrorismo islamico) è affrontato con logiche vecchie. Cosa c'è dietro agli attriti tra il governo italiano e Bruxelles.

25 Ottobre 2016 alle 15:36

Europa divisa e senza radici

foto LaPresse

Il confronto del governo italiano con la Commissione europea ha assunto toni piuttosto ruvidi. Matteo Renzi ripete che “la manovra non cambia”, Pier Carlo Padoan nei giorni scorsi aveva sorpreso tutti affermando che se l’Europa boccia i conti italiani rischia di scomparire. Anche facendo la tara di qualche eccesso elettoralistico, sembra evidente che il clima è assai cambiato da quando, e non è passato tanto tempo, si parlava di una troika franco-tedesco-italiana alla guida del continente. A questo punto vale la pena di domandarsi di che Europa si parla, di quale è la funzione che può esercitare l’Unione europea e di quali sono le radici della sua stessa esistenza. Renzi ha cercato di identificare questa origine nel sogno dei reclusi di Ventotene, ma in realtà quella impostazione non ha mai avuto alcun peso reale. L’Europa ha avviato un processo di integrazione sotto la spinta americana del piano Marshall per difendere il lembo occidentale del continente dall’espansionismo sovietico. Gli statisti che ne definirono i contorni erano cattolici anticomunisti e questa costruzione durò fino al crollo dell’Urss.

 

La caduta del muro di Berlino ha aperto una nuova fase, che con l’unificazione tedesca e l’adesione dei vecchi satelliti dell’Urss ha creato una sorta di grande area del marco, denominato euro, secondo il disegno di Helmut Kohl. L’organismo europeo nuovo ha però mostrato una certa fragilità politica, testimoniata dal fatto che mentre si definivano regole economiche non si è riusciti a dare corpo a una costituzione politica dell’Europa. La costituzione europea è stata bocciata dai referendum olandese e francese. Il nemico che non c’era più all’esterno si è manifestato all’interno, attraverso una confusa ma potente spinta in cui si intrecciavano demagogia nazionalista, paure dei processi migratori, spirito protezionistico sia delle élite sia del popolo. Sono le stesse pulsioni che hanno dato la maggioranza alla Brexit e che hanno indotto la Vallonia a bloccare il trattato di libero scambio con il Canada, sono sempre le stesse pulsioni che portano i paesi dell’est europeo a costruire muri contro l’immigrazione e a aprire un conflitto con i paesi mediterranei più esposti a questo fenomeno. L’America è preoccupata di questa deriva, ma ha reagito secondo uno schema usurato, cercando di resuscitare, contro la Russia di oggi, la contrapposizione della Guerra fredda, che era stata il collante fondamentale della coesione europea occidentale.

 

Questa impostazione, però, siccome non corrisponde a una minaccia reale, ha effetto solo sui paesi che hanno vissuto il vassallaggio all’Urss. E’ stata infatti proprio l’Italia, riconosciuta la settimana prima come il migliore alleato e amico dell’America, a mettere il veto alla proposta di nuove sanzioni contro la Russia, che la Germania aveva proposto per tenere buoni i paesi al suo confine orientale. Così in assenza di un’Europa che sappia definire un suo ruolo unitario nelle relazioni politiche internazionali, il meccanismo economico basato su regole obsolete invece che un elemento di convergenza diventa una specie di gabbia gestita da un establishment incapace di rinnovamento, che trova ragione del suo potere solo nella predicazione del rigore. E a un establishment incapace di esercitare una funzione di guida corrispondono pulsioni popolari antagonistiche. Questi sono oggi i veri nemici dell’Europa, nemici interni in assenza di un nemico esterno riconosciuto e riconoscibile.

 

Per la verità un nemico c’è: il terrorismo islamista. Però anche questa partita è stata giocata dai paesi europei in ordine sparso e spesso alla ricerca di vantaggi da conseguire ai danni di altri europei, come dimostra il caso dell’intervento militare anglo-francese in Libia. Quel fronte di lotta, quello contro le spinte violente e antimoderne del mondo islamico, se assunto come centrale, richiederebbe una ridefinizione delle alleanze e riporterebbe in primo piano l’esigenza di una partnership con la Russia, che oggi si pone come punto di mediazione tra Iran e Turchia e quindi come attore fondamentale della lotta contro il sedicente Stato islamico. E’ con questa Europa priva di coesione e che nega le proprie radici che Renzi deve confrontarsi, e se fa fatica a farlo con coerenza adamantina, bisogna ammettere che ha proprio molte attenuanti.

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