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Così i rifugiati musulmani attaccano i cristiani nei campi profughi

743 casi in Germania negli ultimi mesi, ma violenze, offese e conversioni forzate anche in Francia. Un rapporto dell’ong Open Doors.

21 Ottobre 2016 alle 19:52

Così i rifugiati musulmani attaccano i cristiani nei campi profughi

Calais, Scontri nei campi di migranti (foto laPresse)

Parigi. A fine agosto era stato il quotidiano cattolico La Croix, con un’inchiesta del suo corrispondente da Berlino, a denunciare le tensioni interreligiose nei centri di accoglienza tedeschi, con i rifugiati cristiani quotidianamente minacciati e aggrediti dai loro omologhi musulmani, alla stregua di quanto scoperto in Francia nel campo profughi della Grande-Synthe, dove continuerebbero a verificarsi ronde anticristiani. Oggi a confermare questa situazione drammatica, è arrivato un rapporto dell’associazione evangelica Open Doors (ong che si batte contro la persecuzione dei cristiani nel mondo) di cui parla il Figaro, secondo cui 743 migranti cristiani sono stati vittime di aggressioni a carattere religioso tra febbraio e settembre 2016 nei campi tedeschi.

 

Il rapporto, frutto di un centinaio di colloqui avuti con i rifugiati cristiani di tutto il paese tra maggio e settembre, evidenzia che 617 (83 per cento) sono stati vittime di molteplici aggressioni, 314 (42 per cento) di minacce di morte, (56 per cento) di aggressioni fisiche, e 44 (6 per cento) di aggressioni sessuali. Oltre ai 743 rifugiati cristiani che hanno segnalato gli attacchi per motivi religiosi, ci sono 10 yazidi, ma anche tutti coloro che non vogliono o hanno paura di denunciare le violenze. “Questo secondo rapporto (il primo era stato pubblica a maggio e recensiva 231 attacchi tra febbraio e aprile, ndr) è soltanto la punta dell’iceberg di numerosi attacchi motivati dalla religione contro i rifugiati cristiani. Bisogna sapere che c’è un gran numero di casi non segnalati”, si legge nel rapporto di Open Doors.

 

E ancora: “Ciò che rende la situazione ancora più difficile è che molti rifugiati avevano già avuto esperienze negative con le autorità e la polizia nei loro paesi d’origine a causa della loro fede. Sono abituati a essere trattati come cittadini di serie b, e ora si rendono conto che non sono protetti nemmeno in Germania”.

 

Alla stregua della Francia, dove “i musulmani vogliono espellere i cristiani dai campi”, come testimoniato da David Michaux, delegato nazionale del Crs del sindacato Unsa-Police, anche in Germania i cristiani sono martirizzati dai loro vicini musulmani. In entrambi i paesi è la minoranza iraniana cristiana a essere il principale bersaglio delle aggressioni. Minoranza che non si capacita di essere perseguitata anche in un continente di cultura e tradizione cristiana, e di sentirsi più a disagio che in Iran. “Sono scioccato! Queste cose succedono in Iran. Non avrei mai pensato di vivere tutto ciò in Germania. Ho perso la fiducia”, confessa tristemente un rifugiato iraniano.

 

“Mettono continuamente preghiere islamiche rumorosissime e versetti del Corano sui loro telefonini. Oltre a ciò, mandano dei bambini a chiederci: ‘perché sei cristiana, perché non ti copri?”, testimonia una cristiana siriana. “I musulmani della mia abitazione hanno scoperto che ero cristiano perché leggevo la Bibbia. Ho ricevuto minacce di morte. Volevano convertirmi all’islam. Nessuno ha potuto fare qualcosa per me, così ho dovuto cambiare alloggio”, racconta un rifugiato iracheno. Open Doors punta il dito in particolare contro l’approssimazione mostrata dalle autorità tedesche, che alla stregua della autorità francesi parlano di “casi isolati” e preferiscono trattare gli episodi caso per caso. “Alcuni attirano l’attenzione sul fatto che questo genere di pubblicazioni potrebbe alimentare i conflitti religiosi e la xenofobia”, scrive l’Ong, precisano che non c’è nessuna volontà di stigmatizzare i musulmani ma soltanto “sensibilizzare” il personale che gestisce i centri di accoglienza.

 

Tra le soluzioni, in certi ambienti, si fa largo la possibilità di separare i migranti secondo la religione. Il settimanale parigino Minute, qualche mese fa, aveva raccontato come questa separazione fosse già in atto nei campi profughi francesi, da Calais alla Grande-Synthe, soprannominato il “peggior campo profughi di Francia”: una separazione imposta dai migranti musulmani, per far regnare la loro legge e isolare i rifugiati cristiani.

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