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Il tic antisemita del Labour

Corbyn è “palesemente incompetente” nel trattare l’antisemitismo

19 Ottobre 2016 alle 06:18

Il tic antisemita del Labour

Il leader del Labour, Jeremy Corbyn (foto LaPresse)

La commissione del Parlamento inglese che ha indagato sulla questione antisemita all’interno del Labour – scoppiata ad aprile, sottotraccia da tempo – ha stabilito che il partito guidato da Jeremy Corbyn è stato “palesemente incompetente” nel gestirla e che questa inerzia “rischia di rafforzare l’accusa che alcuni elementi del movimento del Labour siano istituzionalmente antisemiti”. L’inchiesta che lo stesso Corbyn aveva aperto all’interno del suo partito, in parallelo a quella dei Comuni, è stata definita “sostanzialmente compromessa”: Shami Chakrabarti, che era stata incaricata da Corbyn di condurre l’indagine, aveva minimizzato la crisi a “spiacevoli incidenti”, ma il fatto che ora lavori nel governo ombra del Labour e sia stata fatta “peer” risulta un pochino compromettente, appunto.

 

Corbyn si è difeso dall’accusa di incompetenza dicendo che nello stesso report della commissione dei Comuni si evidenzia che il 75 per cento degli incidenti antisemiti viene da partiti dell’estrema destra e che non c’è alcuna “prova credibile” che l’antisemitismo sia più diffuso nel Labour che negli altri partiti: lui rivendica una propria storia di lotta contro ogni genere di razzismo. Ma proprio su questo il report è chiaro: Corbyn combatte i razzismi, ma non coglie “la natura distintiva dell’antisemitismo post Seconda guerra mondiale”. Molti parlamentari laburisti hanno preso le distanze da Corbyn anche pubblicamente ma cresce la consapevolezza che al leader del Labour non interessi granché emarginare gli autori dei cosiddetti “spiacevoli incidenti”, perché simpatizza con molti di loro e perché il “safe space” antisemita che si è creato nel Labour gli va bene così.

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