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I legali di Salah Abdeslam rinunciano alla difesa: "Non vuole parlare"

L'unico sopravvissuto del commando degli attentati di Parigi del novembre 2015 si ribella al carcere duro. Gli avvocati: "Le nostre visite in prigione erano tempo perso".

 

12 Ottobre 2016 alle 09:53

I legali di Salah Abdeslam rinunciano alla difesa: "Non vuole parlare"

Il legale di Salah Abdeslam, Sven Mary (foto LaPresse)

Gli avvocati che rappresentano Salah Abdeslam, uno dei protagonisti degli attentati di Parigi del novembre 2015 e l'unico ancora in vita, hanno rimesso il proprio mandato perché il loro assistito si rifiuta di parlare. Il legale francese Frank Berton e il suo collega belga, Sven Mary, hanno detto che ogni incontro avuto con Salah in carcere assomigliava più a un "incontro a tempo perso". "Abbiamo deciso entrambi di abbandonare la sua difesa", ha dichiarato Berton a Bfm Tv. "Crediamo che non parlerà e che si avvarrà del diritto a rimanere in silenzio". "Lo avevamo detto dall'inizio", ha aggiunto il legale, "se il nostro cliente fosse rimasto in silenzio avremmo abbandonato la sua difesa".

 

Per Sven Mary, l'avvocato che per primo aveva assunto la difesa di Salah quando il terrorista dello Stato islamico si trovava ancora nel carcere belga di Beveren, "era giunto il momento di prendere una decisione". Alcuni mesi fa, parlando al quotidiano francese Libération, Mary aveva definito il suo assistito “uno stronzetto. Ha l’intelligenza di un posacenere vuoto. E’ di una vacuità abissale". 

 

Poco tempo dopo il suo arresto sembrava che Salah fosse disposto a parlare e a descrivere i dettagli della pianificazione e della realizzazione degli attentati del 13 novembre. Abdeslam aveva accompagnato in auto tre kamikaze che si sono fatti esplodere a Saint-Denis, dove era in corso la partita di calcio tra Francia e Germania. Arrestato dopo quattro mesi di latitanza a Bruxelles, nel quartiere di Molenbeek, rifugiandosi nelle case di amici e complici, gli inquirenti devono ancora scoprire quale fosse il suo ruolo nel commando di Parigi.

 

Ma dal momento della sua estradizione dal Belgio alla Francia, il terrorista ha deciso di non rispondere alle domande degli inquirenti e degli avvocati. Il silenzio di Salah sarebbe una forma di protesta per le dure condizioni detentive cui è sottoposto. Tempo fa aveva chiesto al Consiglio di stato francese di revocare la video-sorveglianza 24 ore su 24 nella sua cella di isolamento dove era recluso da aprile, nel carcere di Fleury-Mérogis. La richiesta era stata cassata dai giudici per via "dell'eccezionalità dei fatti terroristici" di cui era accusato che "implica la necessità di adottare tutte le precauzioni possibili".

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