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La macchina di Hillary per neutralizzare l’improvvisazione di Trump

La strategia verso il dibattito di St. Louis. Dal primo dibattito Hillary sta offrendo una puntuale catalogazione delle posizioni insostenibili, contraddittorie e impresentabili di Trump.

9 Ottobre 2016 alle 06:15

La macchina di Hillary per neutralizzare l’improvvisazione di Trump

Hillary Clinton in campagna elettorale a Haverford (foto LaPresse)

New York. Al dibattito fra i candidati alla vicepresidenza, il repubblicano Mike Pence a un certo punto ha sbottato: “Hai lavorato tanto su questa risposta? Perché aveva molte trovate creative”, ha detto all’avversario Tim Kaine, colpevole di eccessiva preparazione. Qualche giorno più tardi, in New Hampshire, Donald Trump ha tenuto un comizio in stile “town hall”, con il moderatore sul palco che propone e approfondisce le domande del pubblico. In questo caso le domande erano particolarmente docili e il moderatore addomesticato, ma Trump dal palco ha spiegato più volte che non si trattava di un allenamento in vista del dibattito di domani notte a St. Louis, che si svolgerà in quel format. Lui, che ha puntato molto della sua forza comunicativa sul potere dell’improvvisazione, voleva ribadire il concetto già chiarito al dibattito contro Hillary a Long Island: lui non si prepara per i dibattiti, non si allena, lascia ai rappresentanti dell’establishment il teleprompter e le risposte meccaniche, preparate con cura dal più abile dei team di comunicazione. “Hai lavorato tanto su questa risposta?” è la sintesi di tutta una impostazione politica.

 

Il problema, per Trump, è che il suo avversario ha una strategia un po’ più complessa di quella che il repubblicano intende contrastare con la forza propulsiva dell’improvvisazione. Dal primo dibattito Hillary sta offrendo una puntuale catalogazione delle posizioni insostenibili, contraddittorie e impresentabili di Trump, organizzandole secondo una mappa di “soundbites” virali immediatamente sostenuta da un contesto comunicativo adatto. A poche ore dalla fine dei dibattiti sul sito di Hillary sono comparse le video compilation delle contraddizioni di Trump e Pence in cui lei e Kaine li avevano sapientemente indotti. Per sostenere questa strategia, che è più ampia della semplice performance dialettica, i democratici accettano di apparire robotici e fastidiosamente secchioni nella diretta televisiva.

 

Hillary ripete vecchie frasi di Trump con la stessa abilità recitativa di uno studente del ginnasio alle prese con le declinazioni greche. Kaine ha memorizzato anche le battute umoristiche, che arrivano inevitabilmente spompate ai microfoni. C’è stata una fase, durante le primarie, in cui lo scontro fra improvvisazione e robotizzazione ha fatto salire enormemente le quotazioni di Trump. Marco Rubio, preparato e plastificato, è diventato “Robot Rubio”. C’era un tizio che girava travestito da robot negli stati dove si faceva campagna, e ripeteva meccanicamente le frasi fatte con cui Rubio pensava di poter conquistare i cuori degli elettori repubblicani. Jeb Bush è stato spazzato via con un aggettivo – low energy – e in effetti con il suo eloquio trasmetteva un profondo senso di ragionevolezza e sonnolenza. Ma Hillary non è soltanto robotica. E’ anche la titolare di una delle più potenti macchine del consenso mai create.

 

I professionisti che la guidano sanno che sarebbe sciocco e assai rischioso concepire i dibattiti come semplici performance oratorie che si vincono o si perdono sul palco, in tempo reale. Sono, piuttosto, strumenti di un racconto più ampio, e il rimbalzo nei sondaggi suggerisce che il campo democratico ha trovato le chiavi narrative giuste. Si può sostenere che l’impacciato Kaine, incalzato da un avversario che ha alle spalle anche una carriera di speaker radiofonico, abbia perso la superficiale sfida della brillantezza televisiva, ma ha assestato colpi più profondi all’avversario. Allo stesso modo, Hillary viene fuori come un’allieva zelante che memorizza e spinge il tasto “play” quando le danno la parola, ma così facendo ha creato un formidabile prontuario di argomenti anti Trump da rilanciare su tutte le piattaforme. In questa chiave andrà interpretato anche il dibattito di domenica notte.

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