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Quell’accordo tra Tokyo e Mosca che cambierebbe tutto nel Pacifico

Secondo recenti analisi e indiscrezioni di stampa, il Giappone di Shinzo Abe sta cercando di emanciparsi dai diktat della politica estera di Washington per cercare una “terza via”, che si avvicini di più all’interesse nazionale nipponico.

6 Ottobre 2016 alle 14:49

Quell’accordo tra Tokyo e Mosca che cambierebbe tutto nel Pacifico

Il primo ministro giapponese Shinzo Abe (foto LaPresse)

Roma. Mentre le relazioni tra Russia e America si raffreddano ulteriormente, in Asia la strategia del presidente Barack Obama continua a collezionare imprevedibili ribaltamenti. Una vignetta firmata Liu Rui pubblicata dal quotidiano cinese Global Times un mese fa riassumeva graficamente le attuali relazioni tra Giappone, Russia e Stati Uniti. Nell’immagine si vede il premier nipponico Shinzo Abe tra un orso e un’aquila – entrambi gli animali hanno un’espressione imbronciata. Abe, con l’aria di essere in imbarazzo, porge una rosa rossa all’orso (la Russia) mentre guarda spaventato l’aquila (l’America). “E’ troppo presto per prevedere una luna di miele tra Mosca e Tokyo”, era il titolo dell’articolo del Global Times. In realtà, secondo molte recenti analisi e alcune indiscrezioni di stampa, il Giappone di Shinzo Abe – il più forte, sicuro alleato americano nel Pacifico – sta cercando di emanciparsi dai diktat della politica estera di Washington per cercare una “terza via”, che si avvicini di più all’interesse nazionale nipponico. Questo nonostante Barack Obama sia passato alla storia come il primo presidente americano a visitare Hiroshima, il luogo del bombardamento atomico che ha segnato la fine della Seconda guerra mondiale. Anche per motivi geografici, il Giappone ha sempre avuto molti vantaggi dall’amicizia con la Russia, e soltanto due motivi per allontanarsene: il rapporto di fiducia con l’America, soprattutto dopo la crisi della Crimea nel 2014, e la questione dei territori del Nord.

 


L'illustrazione di Liu Rui pubblicata sul Global Times


 

Tre giorni dopo la dichiarazione di resa incondizionata del Giappone, il 18 agosto del 1945, i russi occuparono le quattro isole giapponesi che fanno parte dell’arcipelago delle Isole Curili: Iturup, Kunashir, Shikotan e Habomai. Le isole fanno parte di un territorio strategico tra il mare di Ochotsk e il Pacifico, e sono il punto di congiunzione tra territori russi e nipponici. Il primo accordo tra le due nazioni per la sovranità delle isole è quello di Shimoda del 1855, quando Mosca e Tokyo stabilirono un confine e al Giappone spettarono le quattro isole a nord dell’isola di Hokkaido, chiamate ancora oggi i Territori settentrionali. Dopo l’invasione dei russi del ’45, l’accordo di Yalta non fu chiaro sulla questione della territorialità delle isole. Nel 1956, quando Giappone e Unione sovietica ristabilirono i rapporti diplomatici, Mosca pose una sola condizione a Tokyo per la restituzione delle isole: la neutralità nella Guerra Fredda con Washington.

 

Periodicamente, come la disputa sulle isole Senkaku con la Cina, il Giappone si ritrova a dover affrontare delle grane che riguardano i Territori settentrionali. Nel 2010 l’allora presidente russo Dimitri Medvedev fece una visita ufficiale su una delle isole Curili, scatenando le reazioni del premier giapponese Naoto Kan. Da decenni le rispettive posizioni sulla questione non sono cambiate, e lo ha affermato ancora una volta il 30 settembre scorso Shinzo Abe parlando alla Camera Bassa. Eppure, qualcosa sta cambiando: perfino Muneo Suzuki, consigliere di Abe, a fine settembre ha parlato di un “approccio realista” alla questione delle contese territoriali. Tutto oggi lascia pensare che l’Amministrazione di Abe voglia arrivare presto a un accordo definitivo che potrebbe cambiare gli equilibri del Pacifico.

 

Cinque mesi fa il premier giapponese è volato a Sochi per incontrare Vladimir Putin. E’ stato il primo capo di stato del G7 a farlo dopo le sanzioni contro la Russia del 2014, e secondo alcune indiscrezioni il presidente Obama gli fece una telefonata per dissuaderlo dalla visita ufficiale, inascoltato. Abe e Putin si sono incontrati poi all’inizio di settembre a Vladivostok, per l’Eastern Economic Forum, e pure in quell’occasione la stampa internazionale si lanciò in analisi ottimiste (Leonid Bershidsky su Bloomberg: “Il presidente russo è sembrato molto aperto a un compromesso col Giappone che potrebbe sancire la fine di una disputa tra i due paesi che va avanti dalla fine della Seconda guerra mondiale”). I progressi si vedranno solo dopo la visita di Vladimir Putin in Giappone a dicembre (Abe non lo porterà nella capitale ma nel suo luogo di nascita, nella prefettura di Yamaguchi, e anche questo dice molto sul rapporto tra i due). Un eventuale “compromesso” tra le due potenze riguarderà investimenti per miliardi di dollari.

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