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Il governo britannico chiede un censimento dei lavoratori stranieri

Lo ha proposto il ministro dell'Interno, Amber Rudd. Preoccupati imprenditori e industriali ma lei si difende: "Nessuna xenofobia. Dobbiamo tutelare la nostra forza lavoro".

5 Ottobre 2016 alle 16:26

Il governo britannico chiede un censimento dei lavoratori stranieri

Il ministro degli Interni del governo inglese, Amber Rudd

Nei piani del governo britannico, la tutela della libertà di circolazione dei lavoratori dopo la Brexit ha un peso diverso a seconda della loro nazionalità. Il ministro degli Interni del governo, Amber Rudd, stamattina ha ribadito la sua proposta di chiedere alle imprese britanniche il numero di impiegati stranieri. Nei piani dell'esecutivo, la richiesta rientra in uno studio più ampio che intende incoraggiare le assunzioni di lavoratori britannici. Rudd ha respinto le critiche arrivate sia dall'opposizione sia dal mondo degli imprenditori. "Nessuna stigmatizzazione", ha precisato il ministro, secondo cui "dovremmo discutere dell'immigrazione e anche delle abilità che vogliamo avere nel Regno Unito per potenziare la nostra economia e penso che dovremmo almeno parlarne".

 

Gli imprenditori britannici hanno una "responsabilità sull'impiego dei locali e chiediamo loro di unirsi a questa iniziativa, in modo da non andare automaticamente all'estero", ha aggiunto Rudd. Tra i motivi della proposta del governo ("è solo qualcosa di cui discutere e che non necessariamente faremo", ha spiegato il ministro) è la disoccupazione giovanile: "Nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni ci sono molti disoccupati e voglio che il mondo del business guardi prima a formare i lavoratori britannici dove possibile", ha detto il Rudd a Bbc Radio. Al Congresso dei Tory, Rudd ha rilanciato con altre proposte che limitano l'accesso degli stranieri nel paese: regole più severe contro i criminali provenienti da altri stati europei e test di lingua per gli studenti che vengono dall'estero.

 

Una proposta che spaventa le grandi multinazionali e gli imprenditori, già preoccupati dalle conseguenze della Brexit e dalla caduta della sterlina nei confronti del dollaro. Secondo il direttore della Camera di commercio britannica, Adam Marshall, le imprese "sarebbero preoccupate se il fatto di avere una forza lavoro internazionale dovesse diventare una sorta di stigma". "Abbiamo attirato talenti per molti anni; dovremmo essere orgogliosi della nostra abilità di attrarre il meglio. Questa iniziativa è molto, molto preoccupante, soprattutto ora che gli imprenditori tentano di mantenere la fiducia nonostante la Brexit", ha commentato Carolyn Fairbairn, dell'organizzazione britannica degli industriali.

 

E mentre il partito dei Liberal democratici lamenta che il governo stia voltando le spalle all'accoglienza, giudicata "uno dei cardini dell'economia e della cultura britannica", Rudd respinge le accuse di xenofobia, definita "una trappola in cui non intendo cadere" e ribadisce che alla base della proposta ci sono motivi economici, ma anche valoriali. "Credo dovremmo essere capaci di parlare dei valori britannici e dell'immigrazione senza che la gente risponda: 'Oh, sei solo come uno di quei pazzi degli altri partiti'".

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