Recep Tayyp Erdogan e Angela Merkel durante la cerimonia ufficiale di benvenuto al G20

Merkel sconfessa il Bundestag sulla Turchia, Erdogan gradisce e rilancia

Daniel Mosseri
Così il barometro delle relazioni tra Ankara e Berlino torna a indicare bel tempo. Per esplicita volontà della cancelliera.

Berlino. Da burrasca a sereno. Il barometro delle relazioni bilaterali turco-tedesche torna a indicare bel tempo. Rivolto alla stampa il vicepremier di Ankara, Numan Kurtulmus, ha annunciato che mercoledì 4 ottobre una delegazione di deputati tedeschi visiterà la base Nato di Incirilik, nel sud della Turchia. “La visita delle autorità tedesche si svolge nel quadro delle ispezioni alle truppe tedesche di stanza nella base aerea”. Prossima al confine siriano, Incirilik è la struttura dell’Alleanza atlantica da cui partono i raid aerei contro lo Stato islamico in Siria. Dallo scorso dicembre anche la Germania partecipa attivamente alla coalizione internazionale contro il califfo al Baghdadi. Rompendo con il tradizionale pacifismo tedesco postbellico, poco meno di un anno fa la cancelliera Angela Merkel ha risposto agli attacchi jihadisti contro Parigi proponendo l’invio a Incirilik di sei Tornado con compiti di ricognizione, di una aerocisterna per i rifornimenti in volo, di una nave da guerra, e fino a 1.200 effettivi; il 4 dicembre del 2015 la larga maggioranza nero-rossa al Bundestag approvava con il voto contrario di Verdi e comunisti.

 

L’esecutivo non aveva fatto però i conti con un’iniziativa autonoma del Bundestag in grado di mandare a gambe all’aria l’intera missione. Lo scorso giugno la camera bassa ha approvato con voto quasi unanime una risoluzione secondo cui i massacri di armeni a opera dei turchi fra il 1915 e il 1916 furono un vero e proprio genocidio. Il voto ha provocato l’ira funesta del presidente turco Erdogan e il ritiro per consultazioni dell’ambasciatore turco a Berlino. Di lì a poco, la prevista visita a Incirilik del sottosegretario tedesco alla Difesa Rlaf Brausksiepe è saltata perché alla base – scrisse giorni dopo la Bild dopo aver sentito un funzionario della Difesa turca – “può accedere solo personale militare”. Aggravata da altri screzi fra Berlino e Ankara legati alla repressione del tentato golpe di metà luglio contro il sultano, la crisi dei Tornado puntava verso l’avvitamento. Ad agosto a Berlino si vociferava di un imminente abbandono della Turchia da parte dei Tornado tedeschi, destinati a essere riposizionati a Cipro. La questione non era solo di orgoglio nazionale ferito dagli insulti rivolti da Erdogan ai membri del Bundestag. La legge affida al Parlamento il controllo delle forze armate: impossibile dunque immaginare una missione della Bundeswehr in un’area off limits per i deputati della commissione Difesa.

 

Lo stallo ha obbligato Angela Merkel a intervenire: il 2 settembre il suo portavoce, Steffen Seibert, ha dichiarato che la risoluzione del Bundestag “non è vincolante” per il governo. La mezza retromarcia è stata gradita ad Ankara. E il 4 settembre, dopo aver incontrato Erdogan a margine del G20 in Cina, Merkel annunciava “buone notizie” rispetto alla “ben giustificata” richiesta del Parlamento di visitare Incirilik. Una soluzione molto gradita anche agli alleati socialdemocratici, a cominciare dal ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier che il giorno del voto sul genocidio armeno si era ben guardato, al pari della cancelliera, di farsi vedere al Bundestag. La palla torna adesso nelle mani dei tedeschi. Nel concedere il sì alle visite, gli alleati turchi hanno chiesto a Berlino di prolungare la missione per altri 14 mesi e soprattutto di inviare a Incirilik velivoli Awacs, dotati cioè di un sistema di allarme e controllo aviotrasportato. L’inizio già da ottobre delle operazioni Awacs è stato recentemente auspicato anche dal vicesegretario generale della Nato, Alexander Vershbow.