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Chi vuole morire per la Nato?

La Finlandia, fino a oggi paese neutrale, discute dell’ingresso nell’Alleanza atlantica e Putin minaccia: L’occidente “sarebbe felice di combattere la Russia fino all’ultimo soldato finlandese. Voi ne avete davvero voglia?”

3 Ottobre 2016 alle 17:22

Chi vuole morire per la Nato?

Helsinki – “Mio padre diceva sempre: ‘Non ti fidare mai dei russi’”, racconta Arja Valtari, insegnante in pensione di 66 anni, mentre beve un caffé al mercato del porto. “Lui li ha combattuti nel ’39 durante la Guerra di Inverno, quando pagando un prezzo altissimo salvammo l’indipendenza ma perdemmo la Carelia, e ancora nel ’41 durante la Seconda Guerra Mondiale. Suo padre li aveva combattuti nel ’17, quando nacque la Finlandia, e adesso in molti si chiedono se ai propri figli toccherà combatterli di nuovo”. Dopo l’annessione della Crimea nell’inverno 2014 i rapporti dell’occidente con Mosca si sono fatti tesi come mai negli ultimi due decenni: incontri ravvicinati tra caccia russi e occidentali nei cieli del nord, le repubbliche baltiche che chiedono alla Nato – di cui fanno parte – di aumentare le truppe sul proprio territorio, e in Finlandia, lo stato europeo che confina per il maggior numero di chilometri con la Russia (1.340), ora si discute la possibilità di abbandonare la tradizionale neutralità ed entrare nell’Alleanza atlantica.

 

“Si è creato un circolo vizioso che ha accentuato le tensioni con Mosca, e le attività militari di questa, nella regione del Baltico e anche nell’Artico”, spiega Janne Kuusela, direttore generale del ministero della Difesa finlandese. “Un ulteriore deterioramento della situazione della sicurezza nell’Europa dell’est, o ancora nella regione del Baltico, avrebbe un impatto diretto sulla Finlandia. Finora siamo rimasti estranei a qualsiasi alleanza militare, pur mantenendo e anzi rafforzando una vasta rete di rapporti internazionali (in giugno è stato siglato un accordo bilaterale nel settore della difesa con Londra e ora pare Helsinki ne stia per concludere uno analogo con gli Stati Uniti, ndr) ma abbiamo una capacità di difesa nazionale adeguata al contesto di sicurezza dell’area e abbiamo anche un valido sistema nazionale di protezione dei confini.

 

Certo, per rafforzare la nostra preparazione di fronte ai rischi abbiamo bisogno di una forte cooperazione internazionale, e la nostra partnership con la Nato è già ampia e approfondita”. Un fatto questo che certamente non è sfuggito alla Russia, che nel 2015 ha riaperto una base militare abbandonata nella penisola di Kola, a soli 60 chilometri dal confine finlandese, e che lo scorso luglio, per bocca di Putin, ha chiarito le conseguenze di un eventuale ingresso di Helsinki nella Nato: “Non lasceremmo certo le cose come stanno, con le nostre truppe a 1.500 chilometri dai vostri confini. La Nato probabilmente sarebbe felice di combattere la Russia fino all’ultimo soldato finlandese. Ne avete davvero voglia? Noi no. Non vogliamo questo. Ma la scelta sta a voi”.

 

Stando a sondaggi recenti, finora la popolazione finlandese è in maggioranza contraria all’eventuale ingresso nell’Alleanza, con solo il 22 per cento favorevole. “Siamo ovviamente preoccupati per la situazione attuale ma abbiamo convissuto in pace con l’Urss per quasi 50 anni di Guerra Fredda”, dice Kalle Mattinen, medico di 32 anni. “Entrare ora nella Nato credo servirebbe solo a peggiorare le cose”. E anche ai piani alti del governo finlandese per ora prevale la prudenza. Non vuole essere Helsinki la prima a turbare il delicato equilibrio che ha retto finora. Ma questo non significa che un piano di emergenza non sia già pronto se la situazione dovesse precipitare. “Per noi è fondamentale che la Nato continui la sua politica delle porte aperte, cioè che l’adesione sia aperta a tutti quegli stati europei che hanno le capacità necessarie per perseguire gli scopi del Trattato Nord Atlantico”, dice ancora Kuusela. “La nostra cooperazione al momento non prevede alcun obbligo di mutua assistenza in caso di attacco, tuttavia l’interoperabilità raggiunta proprio grazie a tale cooperazione assicura di fatto l’eliminazione di qualsiasi ostacolo pratico a un possibile ingresso nell’Alleanza. La Finlandia continuerà a mantenere la possibilità di aderire alla Nato”.

 

L’abbandono della neutralità è un campanello d’allarme che molti, almeno in Finlandia, si augurano di non dover mai sentire. Avrebbe il significato di certificare una situazione passata dal precario equilibrio al rapido deterioramento. “Qui non ci sono minoranze russofone, come è invece nelle Repubbliche baltiche, quindi mi pare improbabile che Mosca voglia aggredirci militarmente, non avrebbe nemmeno il solito pretesto di difendere i suoi fratelli”, dice Pekka Mikkonen, ragioniere di 26 anni, che racconta di aver militato nelle forze speciali durante il servizio di leva. “Ma se verranno saremo pronti. La Storia dovrebbe averglielo insegnato”.

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