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Dilma ai saluti. Il Senato brasiliano vota l'impeachment

A sostituirla alla guida del paese sarà il vicepresidente Michel Temer, già presidente ad interim dallo scorso maggio, e leader dell'opposizione di centrodestra del Pmdb

31 Agosto 2016 alle 19:09

Dilma ai saluti. Il Senato brasiliano vota l'impeachment

Dilma (foto LaPresse)

Dilma Rousseff non è più il presidente del Brasile. Il senato carioca ha infatti votato a favore al procedimento di impeachment: 61 sono stati i voti a favore, 20 quelli contrari. A sostituirla alla guida del paese sarà il vicepresidente Michel Temer, già presidente ad interim dallo scorso maggio, e leader dell'opposizione di centrodestra del Pmdb.

 

 

Il partito della ormai ex presidente, il Pt, da mesi è investito da scandali di corruzione in seguito alle indagini relative al caso Petrobras, la compagnia petrolifera statale che dal 2014 è al centro di una vasta indagine giudiziaria che ha scoperto un giro di tangenti. Rousseff, pur non essendo mai stata indagata personalmente, era stata accusata di non aver fatto abbastanza per contrastare la corruzione all'interno del suo partito e nel suo governo e di aver messo in pratica politiche economiche che hanno portato il Brasile in recessione. Nell’ottobre del 2015 il Tribunal de Contas da União (TCU), la Corte dei Conti brasiliana, aveva evidenziato che il bilancio statale dell'anno precedente presentato dall'esecutivo era stato “truccato” per nascondere la reale cattiva condizione economica del paese, e quindi condizionare la campagna elettorale per le elezioni presidenziali nella quale  Rousseff è stata poi rieletta.

 

 

Dilma lascia un paese in condizione emergenziali. Nel biennio 2015-2016 il pil è calato del 7 per cento (il peggiore da 80 anni) e la disoccupazione ha raggiunto livelli record (11,6 per cento a luglio). A questo quadro si è aggiunto il tonfo del real, la moneta locale, avvenuto tra il secondo semestre del 2015 e il primo semestre di quest'anno (tendenza invertitasi negli ultimi mesi), che ha aumentato i costi delle importazioni e, di conseguenza l'inflazione (che nello scorso inverno aveva superato il 10 per cento).

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