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Trovate 72 fosse comuni scavate dall'Isis con migliaia di corpi tra Siria e Iraq

La scoperta dell'agenzia di stampa Associated Press basata su foto e testimonianze. Il numero dei cadaveri è ancora imprecisato, si parla di 15 mila corpi.

30 Agosto 2016 alle 12:15

Trovate 72 fosse comuni scavate dall'Isis con migliaia di corpi tra Siria e Iraq

Uno screenshot di un video dello Stato islamico in cui si mostrano esecuzioni di massa

Settantadue fosse comuni scavate dagli jihadisti dello Stato islamico tra Siria e Iraq, per un totale compreso tra le 5.200 e le 15.000 salme. La scoperta è il risultato di una lunga e accurata indagine condotta dall’agenzia stampa Associated Press che ha raccolto sul campo interviste esclusive, fotografie e documenti che provano le nuove esecuzioni di massa condotte dall’Isis.

 

Le fosse, 17 in Siria e 55 in Iraq, sono state individuate nei territori controllati dallo Stato islamico e  contengono migliaia di corpi, soprattutto di sciiti, dei soldati dell'esercito siriano di Bashar al Assad e della minoranza yazida. I cadaveri trovati nel nord dell’Iraq risalgono alle esecuzioni di decine di membri della minoranza yazida compiute dallo Stato islamico nell’agosto del 2014. Il conteggio dei morti trovati in altre 16 fosse comuni, sempre in Iraq, è ancora impossibile perché situate in zone di combattimento difficilmente accessibili.

 

Per ricostruire la modalità delle esecuzioni, l’Ap si è basata sulla testimonianza di alcuni sopravvissuti. Tra questi un uomo del Sinjar, patria degli yazidi, che ha raccontato dei rastrellamenti compiuti dallo Stato islamico nei villaggi. Le vittime venivano condotte altrove dove erano trucidate. I corpi erano poi seppelliti e ricoperti di terra impiegando ruspe e bulldozer. Le esecuzioni e i seppellimenti, ha raccontato il sopravvissuto, andavano avanti per giorni. “Non hanno neanche provato a nascondere i loro crimini”, dice Sirwan Jalal, il direttore dell’agenzia del Kurdistan iracheno ora incaricata della gestione delle fosse comuni. “Li decapitano, li fucilano, li travolgono con le macchine. Li uccidono con ogni mezzo e non si preoccupano di nasconderlo”.

 

“Vogliamo portarli fuori da qui", racconta Quassim, in piedi sul bordo della recinzione fragile che circonda il sito dove sono sepolti i suoi due figli. "Sono rimaste solo le ossa. Ma ci hanno detto di no, che poi sarebbe arrivato il comitato per l’esumazione. Sono passati due anni, ma nessuno è venuto”.

 

Le Nazioni Unite lamentano scarso impegno da parte delle autorità di documentare i crimini commessi dallo Stato islamico. Secondo alcuni funzionari dell'ONU, le fosse comuni sono ormai talmente deteriorate, dato il lungo tempo trascorso, da rendere difficile raccogliere le prove necessarie per accusare i responsabili di genocidio.

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