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La supermulta di Bruxelles ad Apple e lo spettro del protezionismo

L'Unione europea ha imposto all'azienda di Cupertino la restituzione di 13 miliardi di tasse non pagate all'Irlanda. Una sentenza che potrebbe "minacciare gli investimenti stranieri" in Europa, fanno sapere dal dipartimento del Tesoro americano.

30 Agosto 2016 alle 15:26

La supermulta di Bruxelles ad Apple e lo spettro del protezionismo

Foto LaPresse

La Commissione europea vuole imporre ad Apple la restituzione di 13 miliardi di euro di tasse non pagate all’Irlanda, paese dove la società ha la sua sede europea, con una mossa che amplia senza precedenti lo scontro tra le istituzioni comunitarie e le grandi compagnie tecnologiche della Silicon Valley e mette in pericolo il principio fondamentale della concorrenza fiscale tra paesi membri. Alcuni analisti osservano come la decisione si arrivata all’indomani del tracollo quasi certo dell’accorto di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti.

 

Secondo il commissario alla Competizione Margrethe Vestager, gli accordi fiscali accordati dal governo irlandese nel 1991 e nel 2007 hanno consentito alla società di Cupertino di pagare tra l’uno e lo 0,005 per cento di tasse sui profitti per oltre dieci anni, nel periodo tra il 2003 e il 2014. Per la Commissione, che conclude con questo giudizio un’indagine durata oltre tre anni, l’accordo fiscale tra Apple e Dublino è talmente vantaggioso per la compagnia americana da costituire aiuto di stato, e dunque va sanzionato. “L’indagine della Commissione ha concluso che l’Irlanda ha concesso ad Apple dei benefici fiscali illegali, che le hanno consentito di pagare molte meno tasse di altri business nell’arco di molti anni”, ha detto Vestager.

 


Il commissario alla Competizione Margrethe Vestager (foto LaPresse)


 

Apple ha già annunciato che farà ricorso, dicendo che la decisione della Commissione cerca di “riscrivere la storia di Apple in Europa, ignorare le leggi irlandesi e nel frattempo ribaltare il sistema fiscale internazionale”. Per Cupertino, la decisione potrebbe avere un “effetto profondo e negativo sugli investimenti e sulla creazione di posti di lavoro in Europa”. Reazioni simili sono arrivate anche dal governo americano, con il dipartimento del Tesoro che ha detto che “l’azione della Commissione potrebbe minacciare gli investimenti stranieri, il clima per fare business in Europa e l’importante spirito di partnership economica tra l’America e l’Ue”. Ma ad annunciare appelli è stato anche il governo di Dublino, che pure dovrebbe beneficiare della faraonica restituzione fiscale. Il ministro delle Finanze Michael Noonan ha commentato la decisione comunitaria definendosi “profondamente insoddisfatto”, e ha annunciato che Dublino farà appello per “difendere l’integrità del nostro sistema fiscale”.

 


 


 

L’enorme ammontare della sanzione imposta dalla Commissione ha colto di sorpresa tanto Apple quanto la maggior parte degli osservatori, che si aspettavano una richiesta nell’ordine delle centinaia di milioni di euro – questo senza contare che ai 13 miliardi vanno applicati gli interessi. Ora Dublino dovrà inoltre applicare l’aliquota standard del 12,5 per cento di imposta alle due principali società di Apple in Europa, Apple Sales International e Apple Operations Europe.

 

Altre grosse compagnie sono state condannate in precedenza per i loro accordi fiscali con i governi, tra queste Starbucks per un accordo con l’Olanda e Fiat Finance and trade con il Lussemburgo. Ma in entrambi i casi le cifre da ripagare si sono aggirate intorno ai 20-30 milioni di euro. La Commissione ha inoltre indagini ancora aperte contro Amazon e McDonald’s per i loro accordi fiscali con il Lussemburgo.

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