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Ostaggi e mazzette interrompono la luna di miele tra Obama e Iran

Una vicenda che mette in imbarazzo l’Amministrazione Obama, accusata di essere stata troppo debole nei negoziati per bloccare il programma nucleare di Teheran

19 Agosto 2016 alle 06:02

Ostaggi e mazzette interrompono la luna di miele tra Obama e Iran

Il presidente iraniano Rohani (foto LaPresse)

Roma. Ieri il Wall Stret Journal ha aggiunto dettagli compromettenti a una faccenda che in America è già considerata molto controversa. Il 17 gennaio l’Iran liberò tre prigionieri americani, arrestati e tenuti in carcere con accuse vaghe e l’Amministrazione Obama fu accusata di avere saldato un vecchio debito per un traffico di armi fallito negli anni Settanta con l’Iran proprio in cambio dei tre – in pratica di avere pagato un riscatto, e quindi di avere violato la regola che dice che il governo americano non paga mai per liberare ostaggi americani. Le modalità della consegna scatenarono le polemiche: i prigionieri arrivarono in aereo all’aeroporto di Ginevra, in Svizzera, e nelle stesse ore e dalla stessa pista decollò un aereo con a bordo quattrocento milioni di dollari in contanti diretto verso l’Iran (non era l’intera somma dovuta, che ammontava a circa 1,7 miliardi di dollari ed è stata interamente versata). La settimana scorsa il presidente americano, Barack Obama, ha detto che l’indignazione attorno al caso è stata montata in modo artificioso e che “noi non paghiamo riscatti” (la ragione è che non si vuole incoraggiare il sequestro di cittadini americani in giro per il mondo). Il Wall Street Journal però ha scoperto che i funzionari americani che custodivano i bancali con i pacchi di denaro (non dollari, ma euro, franchi svizzeri e altre valute) avevano l’ordine di non permettere agli iraniani di toccarli fino a quando gli ostaggi americani non fossero prima arrivati a Ginevra e poi decollati alla volta degli Stati Uniti. Insomma, quello che avvenne il 17 gennaio a Ginevra ha tutte le sembianze di uno scambio di prigionieri contro moneta.

 

Due settimane fa il candidato repubblicano, Donald Trump, aveva sostenuto in alcuni comizi di avere visto il video dell’aereo americano carico di dollari atterrare a Ginevra e poi era stato costretto a scusarsi perché quel video non esiste; ora è verosimile che tornerà a cavalcare la faccenda.

 

Un funzionario anonimo che ha parlato con il Wall Street Journal sostiene che “la priorità numero uno era portare a casa gli americani”, ma l’argomento è imbarazzante per l’Amministrazione Obama, accusata di essere stata troppo debole e cedevole nei negoziati per bloccare il programma nucleare dell’Iran. Altri episodi hanno aggravato l’imbarazzo. Pochi giorni fa un ufficiale della marina militare americana che era stato catturato dagli iraniani assieme a dieci marinai mentre navigava in un’area del Golfo persico  ha fatto appello contro la punizione (non specificata) che gli è stata inflitta per avere acconsentito a girare da prigioniero un video di scuse, video che fu subito strumentalizzato al meglio dal governo di Teheran. A marzo gli Stati Uniti hanno denunciato due test iraniani con missili balistici che avrebbero violato le restrizioni imposte dalle Nazioni Unite sui programmi militari dell’Iran, ma la richiesta di provvedimenti è caduta nel vuoto, e anche questo contribuisce a rafforzare la percezione di un’Amministrazione che voleva essere broker di una pace storica e che invece è arrendevole davanti a un avversario spregiudicato.

 

Il sito della rivista conservatrice americana Commentary ha una tesi interessante sul perché il pagamento dei quattrocento milioni di dollari è stato fatto in contanti e non con operazioni bancarie più semplici – oltreché alla ragione più semplice: che il possesso fisico rende possibile lo scambio con gli ostaggi. Secondo Commentary, il pagamento in contanti aggira una norma approvata dal Congresso americano un mese prima dello scambio chiamata Hifpa e disegnata per bloccare i finanziamenti del gruppo armato libanese Hzbollah, alleato storico dell’Iran. L’Hifpa ha di fatto chiuso le banche libanesi che sono il canale privilegiato attraverso cui i soldi dell’Iran arrivano a Hezbollah. Ora però, dice Commentary, l’Iran dispone dei liquidi in contanti, può muoverli come meglio crede e così evitare i controlli.

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