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La prova di May: frodi elettorali delle minoranze

Le autorità britanniche chiudono gli occhi davanti a casi conclamati o sospetti di truffa elettorale da parte delle comunità musulmane pachistana e bangladeshi.

16 Agosto 2016 alle 11:23

La prova di May: frodi elettorali delle minoranze

Theresa May (foto laPresse)

Roma. Nel Regno Unito, culla della democrazia, i princìpi democratici fondamentali sono stati calpestati in nome del politicamente corretto e per timore di urtare la sensibilità della minoranza musulmana. In un report presentato venerdì da sir Eric Pickles, capo della commissione anticorruzione britannica, e anticipato dal Telegraph, si legge che le autorità britanniche hanno chiuso gli occhi davanti a casi conclamati o sospetti di truffa elettorale nei da parte delle comunità musulmane pachistana e bangladeshi a causa di “eccessiva sensibilità sulla etnia e la religione”. L’inchiesta è nata dal caso di Rutfur Lahman, sindaco di origine bangladeshi di Tower Hamlets, a est di Londra, che è stato rimosso dall’incarico dopo che un tribunale ha provato che aveva manipolato le elezioni e commesso vari crimini di corruzione elettorale.

 

Dopo i casi di pedofilia della comunità musulmana insabbiati per timore di accuse di islamofobia, adesso sono 665 i casi sospetti di frodi elettorali compiuti all’interno delle comunità musulmane che secondo il report non sarebbero stati denunciati dalle autorità per timore di infrangere il clima di “coesione comunitaria” e di “correttezza politica”. In alcune comunità musulmane pachistana e Bangladeshi, si legge nel report, i giovani e le donne sono spinti e a volte costretti a votare secondo i dettami degli anziani della comunità, e anche nel caso dell’ex sindaco Rahman ci sono sospetti di insabbiamento. Come scrive lo stesso sir Pickles in un editoriale apparso sul Telegraph, dopo che è stato provato ogni ragionevole dubbio che Rahman era stato eletto grazie a frodi elettorali non sono seguite altre inchieste per valutare in che modo erano state commesse le violazioni. Secondo sir Pickles, il governo inglese è “in stato di negazione”, ma questi casi di frode potrebbero arrivare a mettere in pericolo il risultato delle prossime elezioni generali. Per questo, la commissione Pickles fa una serie di raccomandazioni, tra cui un rafforzamento dei controlli ai seggi elettorali, il divieto per gli scrutinatori di parlare lingue diverse dall’inglese, maggiori poteri alla polizia per combattere i casi di intimidazione. Le decisioni spettano al governo. Il primo ministro Theresa May, che ha mostrato su molti dossier un piglio molto combattivo, si trova così per la prima volta nella nuova carica alla prova del pol. corr. (ec)

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