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Ecco i “Nazareni”, la rete di eroi che libera cristiani e yazidi dal Califfato

Lo storico Tom Holland: “L’omicidio di massa dei cristiani è il nuovo progetto dell’Isis”. C’è chi ne ha salvati 2.400. L’Europa se n’è lavata le mani.

11 Agosto 2016 alle 18:47

Ecco i “Nazareni”, la rete di eroi che libera cristiani e yazidi dal Califfato

Un campo di profughi siriani tra Grecia e Macedonia (foto LaPresse)

Roma. Il grande storico britannico Tom Holland ieri sul Times di Londra è stato chiaro: “L’omicidio di massa dei cristiani è il nuovo progetto dell’Isis”. Secondo il World Watch List 2016, il report annuale dell’associazione Open Doors sulla persecuzione di cristiani nel mondo, si è passati da 4.344 vittime nel 2014 a settemila nel 2015. Non è un mistero che dei cristiani che vivevano nelle terre oggi controllate dal Califfato si siano lavati in tanti le mani: le cancellerie occidentali, che non hanno mai preso a cuore la loro sorte; molti vescovi, troppo tiepidi nel denunciare la loro sorte terribile; quasi tutti i media, come se li considerassero agenti coloniali. Ma esiste un esercito che nel mondo si sta occupando di mettere in salvo queste antichissime comunità cristiane, minacciate di morte ed esilio dagli ascari dell’Isis.

 

2.400 di questi cristiani sono stati messi in salvo dal Nazarene Fund, salvati dai campi profughi o dai villaggi ancora sotto controllo del califfo. Un fondo che ha preso il nome proprio da quella lettera sinistra impressa sulle case dei cristiani a Mosul, la “N” di “nasrani”. Nazareni. Cristiani. Mercury One, finanziata dal Fondo Nazareno, è diventata la più grande organizzazione umanitaria di rifugiati cristiani in Iraq. A ispirarla l’anchorman americano Glenn Beck. Le donazioni da centoventimila privati cittadini hanno messo insieme la cifra di dodici milioni di dollari. “Non sbagliatevi, questo è esattamente ciò che è: un genocidio”, ha detto Beck annunciando il record di cristiani salvati finora dall’organizzazione americana. Due settimane fa, per citare una delle loro ultime iniziative, il Fondo Nazareno ha portato sessanta cristiani in Australia. 

 

C’è la rete di Steve Maman, che la stampa canadese ha ribattezzato lo “Schindler ebreo” delle minoranze religiose irachene. Imprenditore ebreo di Montréal, Maman è impegnato da un anno in una personale battaglia contro lo Stato islamico. Per questo ha lanciato la ong Liberation of Christian and Yazidi Children of Iraq, con cui Maman ha fatto liberare centinaia di donne cristiane irachene e yazide finite nelle mani dell’Isis e trasformate nelle schiave sessuali dei jihadisti. Maman usa intermediari sul posto e paga da mille a tremila dollari ogni “schiava” liberata.

 

Un altro magnate ebreo, il compianto George Weidenfeld, editore britannico nato a Vienna e sopravvissuto all’Olocausto, ha messo in salvo molti cristiani iracheni. In Polonia è attivissima la Fondazione Hatune, dal nome della suora cattolica Hatune Dogan. Diretta dall’ex imprenditore danese Hans Erling Jensen, questa fondazione sta riportando alla vita tante donne cristiane e yazide tenute in ostaggio dall’Isis, sottoponendole a riabilitazione psicologica dopo averle messe in salvo. Sono 317 le ragazze cristiane e yazide che ha liberato. 200 quelle ospitate nei suoi centri in Polonia. Operazioni spesso finanziate da privati. Come il producer di Hollywood, Mark Burnett. Della logistica e della sicurezza si occupano spesso ex agenti dei servizi segreti, come gli ufficiali della Cia Joseph e Michele Assad. Per il primo è una questione personale: quando aveva diciannove anni, Joseph Assad, copto egiziano, fuggì le persecuzioni dei cristiani per trovare riparo in America.

 

Il modello per queste missioni è quella del 1975 con cui, nell’arco di diverse settimane, per via aerea o per mare gli Stati Uniti misero in salvo decine di migliaia di vietnamiti dopo la caduta di Saigon. Un leader delle missioni americane di salvataggio di cristiani è Mark Arabo, caldeo-americano e fondatore della Minority Humanitarian Foundation, in prima linea assieme alla Christian Solidarity International. Se i rapporti con Ankara non si fossero deteriorati, c’era anche il progetto di usare Incirlik, la base aerea Nato nei pressi di Adana in Turchia, per un’operazione di salvataggio dei cristiani perseguitati. Ora invece sono messi in salvo con voli privati, spesso verso paesi dell’Europa orientale che li accolgono, e da lì verso gli Stati Uniti. Decisivo il ruolo della ong Barnabas: il modus operandi di questo fondo consiste nel far pressione sui governi affinché concedano il visto ai cristiani. Da parte sua, l’organizzazione garantisce che si accollerà tutte le spese.

 

“Per mettere tutto ciò nella giusta prospettiva  – ha detto ieri alla sua organizzazione l’ex star di Fox News, Glenn Beck – nella Seconda guerra mondiale alcuni dei Giusti fra le nazioni hanno salvato dieci ebrei, altri ne hanno salvati due. Persone come Raoul Wallenberg ne hanno salvati migliaia. Siete responsabili per il salvataggio di migliaia di vite dei cristiani in questo genocidio”.

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