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Merkel ridimensiona la politica dell’accoglienza dei migranti, dicono i numeri

Nel primo semestre del 2016 il numero degli irregolari respinti ha già superato quello di tutto il 2015 e dopo gli attentati di luglio aumentano anche le espulsioni. Una svolta che l’Italia rischia di pagare caro, da Ventimiglia a Como, fino a Milano.

10 Agosto 2016 alle 16:58

Merkel ridimensiona la politica dell’accoglienza dei migranti, dicono i numeri

Como, migranti bloccati alla stazione (foto LaPresse)

La politica della “porta aperta” della Germania comincia a cedere il passo a controlli ben più serrati nei confronti dei migranti che tentano di entrare nel paese. Lo ha confermato lo stesso governo tedesco martedì, in risposta a un’interrogazione parlamentare presentata dall’opposizione di sinistra. Solo nei primi sei mesi del 2016 il numero dei migranti senza permesso di soggiorno a cui la Germania ha negato l'ingresso ha già superato quello di tutto il 2015: da gennaio a giugno, dice Berlino, 13.324 migranti irregolari sono rimasti al di là dei varchi di frontiera, circa il 50 per cento in più rispetto agli 8.913 dell’anno precedente. Gran parte dei respinti, provenienti da Afghanistan, Siria, Iraq, Iran e Marocco, sono stati bloccati ai confini con l’Austria. Nel primo semestre del 2016 è aumentato anche il numero degli espulsi: da gennaio, 13.743 immigrati sono stati rispediti nei paesi di provenienza, soprattutto verso i Balcani. L’anno precedente le autorità avevano allontanato 20.888 persone in totale, circa 11 mila nel 2014.

 


 


 

Anche se il numero di ingressi in Germania resta al di sopra della media rispetto agli anni precedenti (tra gennaio e luglio il numero dei richiedenti asilo in territorio tedesco è stato di 238.424 persone), il rallentamento degli ultimi mesi è un dato non casuale. L’aumento degli attacchi terroristici sferrati sul suolo tedesco da immigrati mette sotto pressione il governo, che dal settembre del 2015 ha reintrodotto i controlli alle frontiere. Esemplare il caso di Mohammad Daleel, siriano di 27 anni che il mese scorso ha ferito 15 persone in un attentato ad Ansbach, in Baviera. Nel 2014 le autorità gli avevano imposto di ritornare in Bulgaria, dove la sua richiesta d’asilo era stata già accolta, ma Daleel era riuscito a eludere l’ordinanza del giudice, fino al giorno dell’attentato. A seguire, sempre a luglio, è stata la volta del 17enne pachistano che ha assalito i passeggeri di un treno nei pressi di Heidingsfeld e poi l’attentato di Monaco al centro commerciale. Atti di violenza di cui hanno risentito sia la popolarità di Angela Merkel sia quella della sua politica dell’accoglienza, come dimostrato da un sondaggio di Infratest Dimap che ha indicato un calo della fiducia nella cancelliera pari a 12 punti percentuali poco dopo gli attentati.

 

Berlino ha deciso allora di velocizzare il processo dei rimpatri e di rendere le frontiere meno permeabili. Merkel ha ammesso di avere chiesto aiuto anche a società di consulenza come McKinsey per analizzare l’intero sistema dei rimpatri. A maggio, oltre 220.00 migranti avevano ricevuto l’ordine di lasciare il paese, altri 11.300 erano già stati allontanati mentre coloro che avevano abbandonato il paese volontariamente erano stati 25.000. Numeri elevati ma che lo stesso governo ha giudicato ancora insufficienti: oltre all’assenza di accordi bilaterali con diversi paesi nordafricani, necessari per i rimpatri forzosi, le autorità tedesche hanno riconosciuto a molti immigrati una protezione sussidiaria. Una soluzione che se da un lato garantisce un monitoraggio più attento dei beneficiari, tramite verifiche più frequenti della validità dei documenti di soggiorno, dall’altro impedisce gli allontanamenti.

 



Como, migranti bloccati alla stazione (foto LaPresse)


 

Intanto, l’accortezza con cui Berlino inizia a trattare l’afflusso dei migranti preoccupa l’Italia. A Ventimiglia, al confine con la Francia che ha chiuso il valico, circa 600 persone restano bloccate alla frontiera. Stessa situazione a Como, dove altre 400 sono accampate e si affidano a degli “spalloni” per tentare di varcare il confine elvetico dopo la decisione della Svizzera di negare gli accessi a chi è senza permesso di soggiorno. Due colli di bottiglia che aumentano la pressione anche sulle grandi città del nord, come Milano, dove centinaia di immigrati, gran parte dei quali provenienti dal sud e diretti nel nord Europa, si stanno riversando negli ultimi giorni. Lunedì il sindaco Beppe Sala ha detto che il Comune ha allo studio un piano di alloggiamenti in tendopoli e caserme in disuso per affrontare l’emergenza iniziale. Per il capoluogo lombardo i numeri sono senza precedenti: i rifugiati accolti nei centri di accoglienza ammontano già a 3.200 ma solo nell’ultimo fine settimana le autorità hanno registrato altri duecento nuovi arrivi.

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