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Un nuovo video dello Stato islamico minaccia l'Italia, c'è anche Mattarella

L'Is rimprovera all'esecutivo italiano l'appoggio dato al governo di accordo nazionale in Libia, guidato dal primo ministro designato Fayez al Serraj, e in generale di essere alleato dei nemici del gruppo.

8 Agosto 2016 alle 15:57

 Un nuovo video dello Stato islamico minaccia l'Italia, c'è anche Mattarella

Lo Stato islamico ha inserito una breve sequenza con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un suo video

Sabato lo Stato islamico ha minacciato di nuovo l'Italia in modo esplicito con un video pubblicato su Internet. Era già successo due settimane fa, quando un altro video dello Stato islamico aveva definito il nostro governo come uno strumento dei crociati e ha pubblicato alcune immagini del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni,  durante una visita in Libia e assieme al segretario di stato americano, John Kerry, e del presidente del consiglio Renzi durante una visita in Israele. Questa volta lo Stato islamico inserisce l'Italia in una lista di governi "infedeli", assieme, tra gli altri, a Francia, America e Russia e pubblica una fugace sequenza video del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 


La copertina dell'ultimo video pubblicato dallo Stato islamico


 

Lo Stato islamico rimprovera al governo italiano l'appoggio dato al governo di accordo nazionale in Libia, guidato dal primo ministro designato Fayez al Serraj, e in generale di essere alleato dei nemici del gruppo (che sono un po' tutti, dall'America alla Russia a Israele all'Iran). L'Italia appoggia le operazioni libiche per liberare dal controllo degli estremisti la città di Sirte, ha offerto l'uso delle proprie basi all'aviazione americana che da una settimana sostiene l'avanzata a terra con alcuni bombardamenti (in questo modo facilitando di molto i voli, perché l'Italia grazia alla sua posizione geografica è stata definita "una portaerei naturale in mezzo al Mediterraneo") e ha accettato di curare una ventina di feriti libici gravi in alcuni ospedali di Roma.

 

Questi video recenti non sono dedicati interamente a minacciare l'Italia, e c'è da ricordare che alcuni accenni al nostro paese, soprattutto a Roma come capitale simbolica da conquistare, erano già apparsi in passato nella propaganda del gruppo. Un esempio su tutti: nel febbraio 2014 un uomo puntava Roma il suo coltello al termine di un massacro di ostaggi cristiani coopti su una spiaggia della Libia. Tuttavia, queste menzioni specifiche seguono uno schema già visto di proclami, per esempio contro la Francia e la Germania, che hanno preceduto attacchi interni. In questo modo lo Stato islamico può sostenere di avere colpito con successo proprio dove aveva detto che avrebbe fatto.  Ieri una sezione media vicina allo Stato islamico, al Battar, che nasce in Libia ed è vicina alle vicende della guerra libica, ha sostenuto di avere uomini già pronti a colpire Roma. Questa è la traduzione esatta del messaggio, fatta dallo specialista Marco Arnaboldi: "La squadra è già stata preparata. I fratelli hanno già indossato l'armatura e hanno già messo piede nella terra dei Romani, la marcia verso l'obbiettivo è cominciata". Anche questo messaggio fa parte del continuo rumore di fondo emesso dalla propaganda dello Stato islamico, non è una novità ma c'è da registrare un crescendo riguardo l'Italia.

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