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“Sarà una fase lunga e dolorosa”

Non più Mosul o Aleppo: la guerra arriva sugli altari delle chiese europee. Il dialogo basta per difendersi dal jihad? La Chiesa e la ricerca di una terza via. Girotondo d’idee.

28 Luglio 2016 alle 13:20

“Sarà una fase lunga e dolorosa”

Francia, attacco a una chiesa vicino Rouen (foto LaPresse)

Non c’è un’unica risposta a questa minaccia terroristica, né una risposta nell'immediato. Mi preoccupano però le risposte avanzate dagli esponenti della classe politica francese, che vogliono far credere di possedere le soluzioni per risolvere il problema del terrorismo in poco tempo. Purtroppo non è così. Siamo entrati in una fase che sarà lunga e dolorosa, che richiederà un grande lavoro a livello istituzionale. All’interno di ogni stato va corretto il dispositivo di sicurezza e aggiustato il dispositivo legislativo per rispondere alla minaccia terroristica. Tutti gli attori hanno una responsabilità, anche i semplici cittadini.

 

Noi giornalisti abbiamo delle responsabilità nella maniera in cui trattiamo questi eventi. Noi della Croix non abbiamo quasi mai pubblicato le foto degli autori di atti terroristici, e non le pubblicheremo più. Dobbiamo riflettere sul rapporto delle nostra società con la violenza. I medici e gli scienziati dovranno compiere un grande lavoro per capire quali sono i meccanismi mentali che spingono certe persone a una radicalizzazione insensata, capire come due giovani neppure ventenni come quelli che hanno attaccato ieri la chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray possano arrivare a commettere tali gesti. Il ruolo della Chiesa cattolica è quello di invitare ogni persona a non cedere all’odio, a non cedere allo spirito di vendetta, e penso che i responsabili del mondo ecclesiastico abbiano rispettato questo ruolo nel migliore dei modi in questi due giorni. Spero che Papa Francesco dirà altre cose, oltre al suo discorso di martedì, ma quello che ha detto va nella giusta direzione. Nel futuro prossimo, i responsabili religiosi avranno un’enorme responsabilità, che è quella di evitare che i giovani cattolici abbiano uno spirito vendicativo.

 

Guillaume Goubert, direttore del quotidiano cattolico La Croix

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